L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 febbraio 2015

l'Italia non ha soldi per mandare i suoi militari all'estero


Spese militari, 542 milioni per le missioni. Solo 69 per la cooperazione

La cifra (fino a settembre) è inferiore al 2014, quando il governo ha dato 550 milioni per sei mesi di attività. Resta bassa (69,7 milioni) la quota destinata alla cooperazione internazionale fatta dal ministero della Difesa. La cifra più ingente è per il contrasto all'Isis

12 febbraio 2015
MILANO - La spesa per le missioni militari all'estero diminuisce, nonostante il monte di spesa per il 2015 previsto dalla legge di Stabilità sia di 23,5 miliardi di euro, come lo scorso anno. Ma la spesa per la cooperazione internazionale fatta dal Ministero della Difesa resta infinitamente minore: 542 milioni di euro contro 69.
Il Consiglio dei ministri del 10 febbraio ha autorizzato le spese militari per il periodo dal 1 gennaio al 30 settembre 2015. Saranno in totale 542.177.191 euro, contro i 550 milioni per sei mesi dello scorso anno. A questi, vanno poi aggiunti 170 milioni per i "processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e partecipazione", di cui 120 milioni servono per finanziare le forze di sicurezza, polizia compresa, in Afghanistan.
È l'Asia il continente per il quale l'Italia spende di più in missioni militari, con 397.983.596 euro. La missione più costosa è quello di contrasto all'Isis, per la quale l'Italia spende 132.782.371 euro. C'è poi la missione condotta insieme alla Nato in Afghanistan, Resolute support mission, per la quale il costo è di 126.406.473 euro. Ultima è l'Unifil, storica missione delle Nazioni Unite in Libano, per la quale l'Italia contribuisce con 119.477.897 euro.
Per l'Europa l'Italia spende in missioni militari 83.865.796 euro, di cui 59.170.314 euro per le missioni nei Balcani (Multinational specialized unit, EULEX, Security force training plan in Kosovo e la joint enterprise). Altri 129.105.564 euro sono allocati per la missione della Nato nel Mediterraneo Active Endeavour, finalizzata al contrasto del terrorismo e dello scambio di armi.
L'Italia è presente anche in Africa con uno stanziamento di 60.327.899 euro. Di questi 29.474.175 milioni sono spesi per la missione Atalanta, coordinata dall'Unione Europea a partire dal 2008 con lo scopo di contrastare i pirati somali di Al Shabaab nello stretto di Hormuz. La zona è presidiata dagli italiani a Gibuti, dove il nostro esercito ha una base militare. Per il suo funzionamento, così come per le missioni EUTM Somalia ed EUTM Nestor, due missioni di monitoraggio dei confini marittimi e terrestri della Somalia. A queste voci di spesa si aggiungono altri 85.223.600 milioni per spese logistiche, di trasporto e assicurative. La cifra è superiore rispetto a quanto si spende per le iniziative di cooperazione allo sviluppo, che in tutto valgono 69,7 milioni di euro. Di questi, 68 milioni sono stanziati per la ricostruzione civile in Afghanistan, Guinea Conakry, Iraq, Liberia, Libia, Mali, Myanmar, Pakistan, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Palestina. La cifra restante sarà investita nei programmi di sminamento umanitario. (lb) 

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/478194/Spese-militari-542-milioni-per-le-missioni-Solo-69-per-la-cooperazione

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