L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 febbraio 2015

Mattarela e Renzi, un passo avanti e due indietro per l'insipiente al governo


La squadra

Sergio Mattarella, ecco gli uomini del Presidente

C’è una battaglia silenziosa ma molto importante. Si sta giocando in questi giorni al Quirinale. Sergio Mattarella sta costruendo pezzo dopo pezzo la sua squadra. E Matteo Renzi guarda e trema. Primo tra tutto c’è il segretario generale Ugo Zampetti (che l’anno scorso il premier e i suoi avevano rottamato mandandolo a casa). Il potente braccio destra di Mattarella, amico di Massimo D’Alema e di Pierferdinando Casini non è una scelta felice per il premier. Come spiega Salvatore Merlo su Il Foglio Zampetti “esprime una fiducia quasi assoluta nelle facoltà dei codici e delle regole contro quelle della vitalità e dell' istinto. E tutto ciò che Renzi intuisce e bolla con penosa amarezza come piccoli giochi d' equilibrio, astuzie della grande burocrazia romana, ipocrisie inerti della classe dei mandarini al potere, insomma tutto quell' apparato di leggi e codicilli, quella realtà oscura e burocratica che non c' entra niente con il rapido mondo di fantasia e decisioni del presidente del Consiglio, è invece il mondo e la cifra di Zampetti”

Lo scontro - Nel suo articolo Merlo scrive anche che chiunque sarebbe stato il presidente della Repubblica: Amato, Prodi, Finocchiaro, D' Alema, Casini il nome del segretario generale era sicuro: Zampetti. E sono molti che adesso gongolano, quelli che a una prima e superficiale lettura sembrerebbero usciti sconfitti dalla partita per il Quirinale. Perché con Zampetti i presunti sconfitti tornano vincenti. In cima alla lista c’è Enrico Letta. Zampetti è lontano dalla visione di Renzi e dei renziani, così diverso dal segretario generale di Palazzo Chigi, Mauro Bonaretti, arrivato da Reggio Emilia, e come Antonella Manzione, capo dell' ufficio legislativo di Palazzo Chigi, l' ex capo dei vigili urbani di Firenze. Insomma, come scrive Merlo, all’orizzonte si profilano scontri e scintille tra il potente “parruccone” Zampetti e i nuovi burocrati creati dal premier.

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11757661/Sergio-Mattarella--ecco-gli-uomini.html

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