L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 9 febbraio 2015

Nicola Gratteri regala l'arma per sconfiggere le mafie al governo Pd, sarà utilizzata?

Pene più severe e processi più veloci: ecco la riforma consegnata a Matteo Renzi da Nicola Gratteri

domenica 08 febbraio 2015


di Giuseppe Baldessarro

– Inasprimento delle pene per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e per i crimini contro l’ambiente. Processi più veloci, riforma della polizia penitenziaria e dell’agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie. Il pool di esperti guidato dal Procuratore aggiunto Nicola Gratteri ha depositato il proprio lavoro. Il gruppo di lavoro per la riforma delle norme contro la criminalità organizzata, ha consegnato il 31 dicembre, le sue 266 pagine di lavoro al Governo. Una super riforma in piena regola. Che si compone di una ventina di capitoli pronti per essere eventualmente trasformati in decreto legge. O che comunque torneranno utili al parlamento per avviare un lavoro di aggiornamento delle norme antimafia. E’ un lavoro organico quello prodotto dalla commissione guidata dal magistrato calabrese.
Una sorta di rivoluzione che ha come obiettivo principale quello di far capire in maniera chiara e senza fronzoli che delinquere non conviene, che ora si inizia a fare sul serio. Che chi vive di ‘ndrangheta morirà di galera.



Nella relazione, depositata all’Ufficio legislativo di Palazzo Chigi e consegnata a Graziano Delrio, ogni tema viene affrontato con alcune pagine di spiegazione generale a cui seguono delle vere e proprie schede operative divise in due parti. Da un lato la legge e le norme attuali, dall’altro la proposta di un nuovo testo di legge da approvare.
Si parte con l’inasprimento delle pene per i reati di 416 bis che saranno superiori o equiparate a quelle previste per i narcotrafficanti, arrivando a punire chi dirige un clan, dunque i boss, con pene che vanno fino a 30 anni di reclusione. Fino a 30 anni per la sola associazione, a cui andranno aggiunte le aggravanti. Aumentata anche la pena minima per gli affiliati semplici da punire con “non meno di 12 anni”.
Novità anche per la polizia giudiziaria. In questo senso è previsto, oltre una più stretta collaborazione con i servizi segreti, l’utilizzo di uomini delle forze dell’ordine da infiltrare nelle cosche con modalità operative nuove (c’è ad esempio la possibilità di portare armi con matricola abrasa).
Sul fronte dei processi, nelle aule dei tribunali non si vedranno più imputati per mafia che potranno partecipare alle udienze soltanto in videoconferenza, collegati dal carcere. Si tratta di una novità che farà risparmiare all’amministrazione circa 70 milioni l’anno, attualmente spesi per i trasferimenti dei detenuti, e ridurrà l’uso di agenti di polizia penitenziaria che andranno a svolgere anche altri compiti. Basta insomma a trasferte aeree, ad attese nelle traduzioni dei detenuti dal carcere all’aula di tribunale, chi vorrà assistere ai processi lo potrà fare dal carcere in cui è detenuto, sia esso a Parma, Milano o Roma.
Per snellire i processi la commissione prevede che, ad esempio, le eccezioni preliminari (che di solito occupano due o tre udienze) debbano essere presentate dalle difese una settimana prima dell’udienza inaugurale del procedimento, in maniera tale da essere valutate per tempo da pm e giudici, in anticipo rispetto all’inizio del processo, che a quel punto inizierà già con i primi testimoni.
Niente più carte per i difensori che potranno ritirare tutti gli atti del processo digitalizzati direttamente nelle cancellerie delle procure. Basterà dunque una pennetta con grande risparmio da parte di tutti.
La polizia penitenziaria, sgravata di alcune incombenze, avrà compiti nuovi. Dovrà infatti dotarsi di un ufficio scorte per la sicurezza dei palazzi a rischio (tribunali, procure, ecc.) e sarà chiamata ad occuparsi in via esclusiva di pentiti e collaboratori di giustizia.
Sarà riformata anche l’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alle mafie che attualmente si trova a Reggio Calabria. Avrà una sede unica a Roma. Sarà guidata da un manager e dotata di personale selezionato con bandi e concorsi pubblici. Si punta insomma a renderla operativa come se si trattasse di una vera e propria azienda.
Altro settore rivoluzionato sarà quello dei crimini contro l’ambiente, che saranno considerati tutti reati penali puniti con il carcere. E’ insomma passata l’epoca delle contravvenzioni o delle multe da poche centinaia di euro.
Novità anche sulle intercettazioni. La nuova norma mette sullo stesso piano le intercettazioni svolte per i reati ordinari e quelle per i reati di mafia prolungandone i decreti da 20 a 40 giorni. Ci sarà poi una stretta per la pubblicazione delle intercettazioni. Non sarà più possibile pubblicare quelle che non siano “strettamente legate al capo d’imputazione”. Secondo gli estensori della proposta deve esserci un argine tra ciò che appartiene alla vita privata delle persone indagate e quello che è invece collegato al reato e quindi di interesse pubblico.

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