L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 febbraio 2015

No, cosí non va


La delusione di agenti e carabinieri

«Cambiare le norme, ma in senso restrittivo: altrimenti il segnale è negativo»

















PADOVA. Sbeffeggiati, derisi, umiliati da una criminalità sempre più beffarda e spavalda. Non solo il criminale professionista – «Quello ha in fondo un codice d’onore: rispetta la divisa, riconosce che davanti trova un avversario» raccontano gli inquirenti dai capelli grigi – ma soprattutto i giovani pusher, le bande di ragazzini, i predoni di pochi spiccioli. «Quelli proprio non ti badano: tanto fa loro spararti in pancia come sputarti addosso» dicono poliziotti e carabinieri. Lo sconforto, insomma, si unisce e mescola alla rabbia di un’impotenza profonda e senza risposta».
Mirco Pesavento è il segretario del Sindacato autonomo di Polizia di Padova: «C’è uno svilimento del ruolo delle forze dell’ordine molto profondo e pericoloso – spiega –: siamo delegittimati nel nostro lavoro di prevenzione e repressione dei reati, perché ci troviamo molto spesso con gli autori dei delitti rilasciati ancor prima di completare le procedure di fermo o di arresto. E questo è inaccettabile». Secondo Pesavento le ragioni risiedono soprattutto nell’atteggiamento permissivo dei magistrati che convalidano l’arresto ma nove volte su dieci ne dispongono la scarcerazione immediata: «Sanno che le nostre carceri, purtroppo, sono sovraffollate e probabilmente non vogliono peggiorare la situazione – aggiunge Pesavento – ma certamente questo provoca delle conseguenze negative sul nostro agire». Qualche mese fa, racconta il segretario del Sap, due colleghi delle Volanti sono stati picchiati da un tunisino andato in escandescenze: «Uno dei due colleghi, nella collutazione, ha subito la frattura del polso: il tunisino è stato processato per direttissima, condannato, e rilasciato. Il collega ha avuto venti giorni di prognosi. Ma si può?»
Non meno sconfortato è Gianni Pitzianti, padovano e segretario nazionale del Cocer, il sindacato militare dei carabinieri: «Noi ce la mettiamo tutta a fermare gli autori di reati ma è davvero difficile quando vediamo poi cosa succede davanti ai magistrati. Capisco anche loro, per carità: c’è un’evidente falla nel sistema normativo che, per una larga serie di reati cosiddetti minori, non dispone la carcerazione obbligatoria. Ma dobbiamo essere coscienti che questo provoca due effetti negativi: sull’opinione pubblica, che percepisce una diminuzione del senso di giustizia; e sulle forze dell’ordine, che rischiano di vedere vanificati il loro impegno nella repressione del crimine». Entrambi i rappresentanti delle forze dell’ordine auspicano una revisione del sistema normativo, ma in senso restrittivo.

http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2015/02/11/news/la-delusione-di-agenti-e-carabinieri-1.10846008 

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