L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 15 febbraio 2015

non è uno scontro di civiltà come il terrorismo (#CharlieHebdo e puntate successive) degli stati europei sta tentando di imporre iniziando la strategia della tensione

Perché Abdallah di Giordania ci salverà dallo scontro di civiltà

pilotagiordanoTutti abbiamo purtroppo visto le immagini del pilota giordano, musulmano,bruciato vivo dai terroristi musulmani del califfato islamico (le minuscole sono volute).
A seguito di un così brutale barbaro omicidio il governo giordano ha risposto con la condanna a morte di una terrorista e di un altro militante del califfato annunciando inoltre offensive militari in Siria ed Iraq, offensive che sembrano aver avuto inizio nei giorni scorsi.
La Giordania dispone dell’ottavo esercito del Medio Oriente senza contare l’ISIS, del quale è difficile fare una precisa quantificazione. In altre parole non costituirebbe, ad un primo sguardo, un vero cambiamento rispetto alla situazione attuale che vede già impegnate contro il califfato islamico le ben più potenti forze iraniane e siriane; ma questo quadri rimane tale solo, appunto, se ci si ferma ad un primo e superficiale sguardo.
In realtà la presa di posizione del Re Abdallah II di Giordania rappresenta, a parer mio, una possibilità che l’Occidente dovrà necessariamente saper comprendere e sfruttare se vuole annientare il califfo al Baghdadi e la massa di bestie al suo seguito senza rischiare uno scontro di civiltà con le drammatiche conseguenze di cui sarebbe inevitabilmente foriero.
Rappresenta una possibilità unica sotto molteplici aspetti geopolitici riconducibili a due ambiti principali: storico e politico.
Abdallah di Giordania
Abdallah di Giordania
L’ambito storico potrebbe certamente apparire secondario ed è effettivamente apparso secondario a chi scrive. Tuttavia nello scorrere i lanci d’agenzia riguardo il Regno di Giordania ho appreso che gli Emirati Arabi Uniti hanno messo a disposizione del Re uno squadrone aereo che dovrebbe essere il primo blocco dei cento, poco meno di un quarto della forza totale, apparecchi che gli Emirati vorrebbero destinare al sostegno delle operazioni Giordane. Da questa notizia è stato spontaneo chiedersi perché uno Stato Sovrano sia disposto a cedere, seppur in prestito, tanta parte della sua forza militare ad un altro Stato Sovrano come gli Emirati.
Il Lettore che volesse fare alcune ricerche, non solo in lingua italiana, avrebbe modo di constatare che Abdallah II di Giordania è l’ultimo monarca di ascendenza Hascemita, cioè discendente diretto della famiglia Banu Hasim, la famiglia del Profeta islamico, nonché “fondatore” della religione stessa, Maometto. Un impegno giordano diretto contro il terrorismo islamico sunnita (i musulmani sciiti riconoscono solo nella discendenza di Alì, nipote di Maometto, la successione legittima) rappresenta quindi un colpo durissimo nei confronti dell’ISIS privandolo in parte delle sue basi “teoirco-teologiche”, un colpo tale da scardinare il mondo islamico sunnita che ora comincia, a partire dagli Emirati Arabi, a vedere veramente il califfato come un nemico da combattere.
Il re con sua moglie Rania di Giordania, già conosciuta presso il grande pubblico
Il re con sua moglie Rania di Giordania, già conosciuta presso il grande pubblico
Inoltre per comprendere appieno la figura del Re occorre considerarne le ascendenze ebraiche da parte di madre, ascendenze che rappresentano una sicura facilitazione nei rapporti con Israele.
In ambito politico, o geopolitico in senso stretto, la Giordania rappresenta egregiamente l’identikit del l’alleato perfetto per chi, tanto in Occidente quanto nel mondo Arabo, vuole combattere ed annientare l’ISIS sia per la sua forma di Stato sia per la figura del Re.
La forma di Stato è quella della monarchia costituzionale che prevede la separazione dei poteri.
Il Re detiene il potere esecutivo, il potere giudiziario ordinario e straordinario è affidato a giudici di nomina regia ma poi responsabili solo di fronte al Consiglio Giudiziario Superiore (organo di autogoverno simile al nostro Consiglio Superiore della Magistratura), mentre il potere legislativo è affidato all’Assemblea Nazionale strutturata sul modello inglese con una Camera dei Deputati (simile alla Camera dei Comuni), eletta dagli uomini ma in cui viene innestata una rappresentanza femminile cui vanno aggiunti ulteriori seggi speciali riservati alla minoranza cristiana e cecena (che comunque possono eleggere loro rappresentanti anche nelle elezioni ordinarie), ed una Assemblea dei Notabili (simile alla Camera dei Lord). Da questo quadro spero possa apparire chiaro al Lettore come il Regno di Giordania, con un ordine giudiziario autonomo e una tutela parlamentare per le minoranze etniche, sia lontanissimo dai regimi islamisti che applicano tassativamente la Sharia o dai regimi dittatoriali “laici” ma affidati ai vezzi di un despota inaffidabile.
Ulteriore riprova di quanto detto può facilmente essere trovata nella figura di Re Abdallah II Figlio di Husayn di Giordania e Antoniette Avril Gardiner, inglese residente in Giordania con il padre, consigliere militare. La coppia divorziò, ulteriore segno della laicità del Paese, ma alla Gardiner è permesso l’utilizzo del titolo di Altezza Reale di Giordania, dove tutt’oggi risiede.
L’istruzione ricevuta dall’attuale Re ha le sue basi nella scuola islamica di Amman ma è proseguita in Inghilterra e negli Ststi Uniti d’America. In Inghilterra è stato cadetto nella Royal Military Academy SandHurst, dove ottenne il grado di Colonnello, e studente al Pemberton College di Oxford. Negli Stati Uniti ha frequentato la Deerfield Academy ed ha conseguito un Master in Relazioni Internazionali presso la Georgetown University. Un percorso formativo, improntato sul modello occidentale ed al tempo stesso intriso di tradizione islamica moderata, ben diverso da quello tipico di un despota mediorientale. Inoltre per completezza occorre far presente al Lettore che un simile percorso formativo è stato affrontato dalla Regina Rania e, probabilmente, caratterizzerà l’istruzione dei quattro figli della Famiglia Reale Giordana.
Queste peculiarità geopolitiche rendono il Regno di Giordania un alleato stabile nell’area, un’alleato “valido” anche per chi in Occidente vuole la lotta all’ISIS subordinata al rispetto dei diritti umani ed alla trasparenza da parte degli alleati in Medio Oriente.
Auspico che da questa mia scarna riflessione il Lettore abbia potuto comprendere come la Giordania di oggi sia una Regno moderno, certamente di tradizione islamica ma per nulla incline al fanatismo, non un inaffidabile despotato orientale. Re Abdallah II è un musulmano lontanissimo dal terrorismo e disposto a tutelare le minoranze religiose ed etniche del Paese senza cedere agli esponenti giordani più estremisti. A meno che non si voglia seriamente imboccare la strada del c.d. scontro di civiltà, con i milioni di vittime di cui un tale scenario sarebbe foriero, la sconfitta del terrorismo islamico passa, a parer mio, attraverso una alleanza vera e duratura con quella parte, presumibilmente maggioritaria, dell’Islam che prova solo orrore e rabbia di fronte all’isis.
Oggi Re Abdallah II può diventare alfiere e campione di questo Islam se l’Occidente saprà riconoscere in lui l’alleato prezioso che è e se saprà aiutare la Giordania in questo scontro fra libertà e terrore.
Se invece la Giordania non verrà sostenuta economicamente e militarmente al punto da rimanere minoritaria nella coalizione, l’ISIS alla fine sarà sconfitto comunque, ma se a sconfiggerlo sul campo saranno Iran Siria e miliziani di Hezbollah il terrorismo islamico sciita si sostituirà al terrorismo islamico sunnita. Se si vorrà una pace duratura ed un futuro diverso in Medio Oriente senza inutili stragi non si potrà prescindere dal dialogo con le forze islamiche aperte alla modernità, non si potrà prescindere dal dialogo con Re Abdallah II di Giordania.
sagramoso
Federico Sagramoso

http://www.italiapost.info/185411-isis-giordania-islam/ 

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