L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 febbraio 2015

Non solo il Sud ma l'Italia intera ha bisogno di uno choc

Le pizze di Salvini

ALCUNI LETTORI, anche alla luce delle ultime contestazioni, mi hanno scritto chiedendomi di spiegare il paradosso: come è possibile che un leghista come Matteo Salvini possa contribuire al salvataggio del Sud? Ho girato la domanda a Vincenzo Pepe, professore di diritto costituzionale all’Università di Napoli e autore del “Manifesto” per un nuovo Rinascimento del Mezzogiorno che, scusandomi per il gioco di parole, ha messo il pepe proprio al paladino dei «lumbard». È vero, ammette, forse è un po’ azzardato indicare Matteo II come possibile taumaturgo dei mali del Mezzogiorno, ma oggi i tempi sono cambiati e il Sud, per ripartire, ha bisogno di uno choc: chi meglio di lui può dare la scossa a regioni da troppo tempo in letargo? Del resto nel libro “Salvini & Salvini” il segretario del Carroccio ammette di essere un divoratore della pizza napoletana, quella con le acciughe e quella ai quattro formaggi. Qui ci vuole una terapia d’urto e Salvini potrebbe essere una specie di Cattaneo-bis  in grado di esaltare il federalismo e le autonomie del tacco d’Italia. Meglio ancora, un brigante buono capace di combattere la burocrazia e i parassitismi dello Stato centrale senza connivenze con nessuno. Secondo questa scuola di pensiero napoletana, Salvini rischia, così, di diventare il Passatore del Duemila. Mi auguro solo che Matteo non faccia, però, la fine del vero Passatore, Stefano Pelloni, esposto dopo la la sua fine su un carretto, perché tutti i romagnoli potessero constatare “de visu” come il brigante fosse davvero morto. giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net

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