L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 18 febbraio 2015

Orban continua il suo lavoro per il bene del popolo magiaro


L’«abbraccio» di Putin all’Ungheria di Orban

di Luca veronese


Vladimir Putin (Ap/LaPresse)

Vladimir Putin è stato accolto con tutti gli onori ieri a Budapest in una visita ufficiale controversa con la quale Mosca ha voluto riaffermare la sua influenza sull’Europa dell’Est. Mentre Viktor Orban, il premier ungherese conservatore e populista, ha badato soprattutto a concludere gli accordi ormai in scadenza sull’indispensabile fornitura di gas dalla Russia, e a garantirsi il finanziamento già promesso da Putin sull’energia nucleare.

Per Putin si è trattato del primo vertice bilaterale in un Paese dell’Unione dall’estate del 2014, da quando la crisi in Ucraina e le successive sanzioni internazionali contro la Russia hanno compromesso le relazioni di Mosca con i Paesi alleati della stessa Ungheria nella Ue e nella Nato. Con la visita del leader russo, Orban ha confermato di essere - con la sua azione diplomatica inusuale - il migliore amico della Russia nell’Unione in una fase sempre più complicata per l’Europa dell’Est, nonostante la tregua raggiunta in Ucraina. «C’è sempre una particolare tensione psicologica nelle relazioni con la Russia, ma noi dobbiamo superarle e io mi sforzo di farlo», ha detto Orban, in vista del vertice di ieri, spiegando che il suo obiettivo «è servire gli interessi del Paese e, di conseguenza, cercare di avere legami distesi anche con la Russia».

Orban, diventato capopopolo a 26 anni nel 1989, rivendicando «elezioni libere» e intimando alle truppe sovietiche di lasciare il Paese, è oggi in Europa il principale critico delle sanzioni contro la Russia decise da Bruxelles in seguito alla crisi in Ucraina: «Sono controproducenti», ha spiegato più volte, guadagnandosi forse la riconoscenza di Mosca. E nella visita di ieri, non è passata inosservata, la sosta di Putin al Memoriale dei soldati russi uccisi in terra magiara, anche di quelli uccisi nel 1956, quando Mosca decise l’invasione dell’Ungheria.

L’Ungheria aveva l’urgenza di rinegoziare il contratto per la fornitura di gas russo che ha garantito il riscaldamento nella maggioranza delle case del Paese negli ultimi dieci anni e che oggi copre circa l’85% del fabbisogno nazionale. Il governo ungherese aveva fatto sapere di puntare a un contratto «non molto lungo», «flessibile» e con prezzi certamente più convenienti rispetto al precedente accordo, considerando le quotazioni in discesa del gas. «Non ci sono garanzie sull’offerta di gas dopo il 2015. Devo risolvere questa situazione, l’Ungheria non può voltare le spalle al suo principale fornitore di energia», aveva detto Orban, prevenendo le proteste di piazza della vigilia. La decisione di Mosca di bloccare il progetto per il gasdotto South Stream che avrebbe dovuto raggiungere il Sud dell’Europa aggirando l’Ucraina aveva ulteriormente complicato la posizione di Budapest. E la pesante crisi economica che la Russia sta vivendo aveva alimentato qualche dubbio anche sui piani di Putin che l’anno scorso, in un altro vertice bilaterale, aveva promesso ad Orban un prestito di 10 miliardi di euro per la modernizzazione, affidata ai russi, dell’unico impianto nucleare ungherese, a Paks, un centro a circa 130 chilometri da Budapest.

L’amicizia tra Orban e Putin e le relazioni tra Ungheria e Russia sembrano essere uscite molto rafforzate dal vertice di ieri. Non ci sono ancora tutti i dettagli, ma dalle prime dichiarazioni rilasciate da Putin risulta chiaro che Budapest ha ottenuto da Gazprom il rinnovo del contratto a condizioni più favorevoli garantendosi la fornitura di gas fino al 2018. Putin ha inoltre rinnovato la promessa di finanziare la ristrutturazione della centrale nucleare di Paks. E ha poi annunciato un nuovo progetto di gasdotto alternativo a South Stream da sviluppare in collaborazione con l’Ungheria.

Dal summit sarebbe inoltre scaturita un’intesa riguardante il settore agricolo che secondo il leader russo permetterebbe alla Russia di arginare gli effetti delle sanzioni. Anche se Orban si è affrettato a spiegare che l’Ungheria, pur criticandole, si atterrà alle misure contro Mosca decise dall’Europa.

Secondo Bruxelles, gli accordi raggiunti ieri da Ungheria e Russia sull’energia potrebbero non essere in linea con la concorrenza e le regole del mercato europeo. «La Commissione europea avrebbe dovuto far parte del negoziato», ha detto ieri lo slovacco, Maros Sefcovic, commissario Ue per l’Unione energetica. «Uno degli elementi chiave per ottenere una maggiore sicurezza energetica è avere più trasparenza sul mercato», ha concluso Sefcovic.

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-02-18/l-abbraccio-putin-all-ungheria-orban-124017.shtml?uuid=ABT30lwC

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