L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 10 febbraio 2015

Yanis Varoufakis ha ragione, niente code di paglia ma sano realismo sempre esaltato da questa politica

Crisi della Grecia

Il debito pubblico italiano è davvero insostenibile? Ecco cosa c'è dietro alle parole di Varoufakis

Debito pubblico Italia non sostenibile?

Lo scontro tra Roma e Atene sulla sostenibilità del nostro debito pubblico ha un fondamento di verità? Se sì, quale sarebbe lo scenario, se davvero la Grecia uscirà dall'euro?

Lo scontro delle scorse ore tra il ministro dell'Economia greco, Yanis Varoufakis, e il governo italiano sul caso della sostenibilità del nostro debito pubblico è la spia lampante che la Grecia sia a un passo dall'addio all'euro e che dovendo sparare gli ultimi colpi, prima della sua dipartita dall'Eurozona si voglia togliere qualche sassolino dalla scarpa, sentendosi "tradita" proprio dai Piigs, i paesi alle prese con una crisi dei debiti sovrani, la cui solidarietà al nuovo governo Tsipras è stata ben inferiore alle attese.
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Dietro allo scontro

Se il premier Matteo Renzi aveva fatto sperare in una qualche forma di collaborazione con Atene, i fatti starebbero dimostrando che non si è andati aldilà delle pacche sulla spalla. Subito dopo avere accolto a Roma il collega Alexis Tsipras tra sorrisi, abbracci e un siparietto sfizioso sulla cravatta, Renzi ha dichiarato che la decisione della BCE di non accettare in garanza i titoli di stato della Grecia (declassati a B- da S&P lo scorso venerdì) è stata "legittima e opportuna".APPROFONDISCI - Grecia, il governo Tsipras conferma il no alla Troika e attacca l'Italia. Vicino l'addio all'euro?
Nulla da dire sulla legittimità, ma che Palazzo Chigi abbia qualificato come "opportuna" un atto che ad Atene è stato accolto come una ritorsione per la sua posizione contraria alle politiche di austerità della Troika (UE, BCE e FMI) avrà scatenato le ire del governo ellenico, tanto che a poche ore di distanza è arrivata la dura presa di posizione del ministro Varoufakis, secondo cui l'Italia avrebbe poco da difendere l'austerità europea, dato che se la Grecia uscisse dall'euro, la prossima vittima potrebbe essere proprio il nostro paese. E il ministro greco ha aggiunto che "alcuni funzionari" del nostro governo, che non vogliono essere identificati, gli avrebbero confidato che il nostro debito pubblico sarebbe insostenibile, ma che non potrebbero ammetterlo per ovvie ragioni, temendo le ritorsioni della Germania.
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Dietro allo scontro verbale con il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, che ha definito le dichiarazioni di Varoufakis come "fuori luogo", ci sarebbe una partita un pò più complessa sullo scacchiere europeo. Si vocifera che la cancelliera Angela Merkel fosse rimasta irritata dall'accoglienza calorosa di Renzi verso Tsipras, chiarendo al nostro premier che all'Italia potrebbe anche essere consentito di sforare il tetto del deficit al 3% del pil, in cambio di riforme e investimenti a sostegno della crescita, ma che fare fronte comune con la Grecia non l'avrebbe aiutata a incassare l'obiettivo. Da qui l'immediata reazione di Renzi in difesa della BCE.
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Che siano state improvvide o strampalate le affermazioni di Varoufakis, il vero problema è che dopo che la Grecia dovesse tornare alla dracma, gli investitori inizierebbero a riprendere di mira l'Eurozona, avendo avuto conferma della non irreversibilità della moneta unica, ché ne dica il governatore Mario Draghi.
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Il peso del debito italiano

In quel caso, il nuovo anello debole della catena sarebbe proprio l'Italia, che possiede in valore assoluto il debito pubblico più alto in Europa - oltre 2.160 miliardi - e in termini percentuale si colloca al secondo posto dopo la Grecia, sopra al 130% del pil. La nostra crescita è attesa bassissima anche per i prossimi anni, mentre siamo l'unica economica europea ad avere oggi un pil reale inferiore a quello del 2000. Se aggiungiamo che siamo tra i 4 paesi dell'Eurozona a registrare con ogni probabilità una lievissima deflazione (-0,1%) nell'anno in corso e che si stima una disoccupazione stabile e ai massimi anche nel prossimo biennio, possiamo comprendere come sia più che realistico uno scenario, in cui l'Italia sarà la nuova grande Grecia di domani. Gioca contro di noi anche la forteinstabilità politica e l'assenza di riforme, tanto dibattute, quanto pochissimo espresse in atti legislativi e attuate.
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La Germania, stando all'Ifo, l'istituto statistico economico di Berlino, avrebbe convenienza a lasciare uscire la Grecia dall'euro, perché il costo di una Grexit sarebbe di 75,8 miliardi, mentre un salvataggio di Atene costerebbe ai contribuenti tedeschi 77,1 miliardi. E attenzione anche al fatto che il potere di ricatto implicito dell'Italia - per cui se usciamo dall'euro trasciniamo tutti nel baratro - verrà meno con il varo del QE, il quale nei fatti si tradurrà in un carico delle possibile perdite da parte della Banca d'Italia. Varoufakis l'avrà sparata grossa, ma rischia di avere ragione.
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http://www.investireoggi.it/economia/il-debito-pubblico-italiano-e-davvero-insostenibile-ecco-cosa-ce-dietro-alle-parole-di-varoufakis/

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