L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 febbraio 2015

Yemen, erano anni che c'era una guerra civile in atto, l'Iran vince

Il colpo di stato in Yemen: gli Houthi al potere

Gli Houthi arrivano al potere con una dichiarazione costituzionale, ma saranno all'altezza di guidare un Paese in balia di una crisi sociale ed economica?



Di George Samaan. Al-Hayat (09/02/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.
Abdel Malik al-Houthi
Abdel Malik al-Houthi
La “dichiarazione costituzionale” ha segnato il cosiddetto “colpo di stato” degli Houthi nella capitale yemenita, Sana’a. Il gruppo sciita di Ansar Allah assume ora il controllo del Paese e si appresta a garantire sicurezza ai propri cittadini mediante viveri, lavoro e miglioramento della condizione economica, nonché sociale.
Vane le critiche e la condanna di tale colpo costituzionale da parte degli Stati limitrofi o delle potenze internazionali, così come del Consiglio di Sicurezza. Ne deriva il seguente quesito: la nuova classe dirigente possiede quell’esperienza, informazione e quel programma necessari a ricoprire una tale carica, o farà affidamento al sostegno di altre potenze coinvolte?
La presa di potere da parte degli Houthi può essere letta come una conseguenza naturale e non inaspettata. Essa è il risultato della conquista del Paese dopo la cacciata dell’ex presidente, la cui presenza aleggia ancora nel governo e nelle istituzioni costituzionali, militari e di sicurezza.
Dopo quattro anni di rivoluzione, il gruppo di Ansar Allah è giunto nella capitale e ha preso il controllo delle sue istituzioni e dei siti militari. L’intervento internazionale e regionale è stato tuttavia tardivo. La Russia, ad esempio, non sarà interessata a “disturbare” l’interferenza iraniana nel Paese e a cambiarne le sorti. Gli Stati Uniti non hanno mai preso una posizione ferma per impedire l’avanzata degli Houthi o dell’Iran verso lo Yemen, anche perché non vi esercitano un’influenza fondamentale. Diversa invece la posizione del Golfo, che ha sempre prestato soccorso al suo vicino meridionale. L’Iran, dunque, sostenitore degli sciiti al potere, potrà vantare della sua forza e profittare della crisi e frantumazione locale per rafforzare il suo prestigio regionale.
Il Consiglio di Sicurezza ha spinto verso il dialogo che appare del tutto complicato, se non impossibile. Il Paese è in preda ad una forte depressione economica. Gli esperti sostengono che lo Yemen necessiti di circa 12 milioni di dollari per risanare la condizione economica, aggravatasi negli ultimi mesi. La disoccupazione è aumentata dal 36 al 60%. Gli Houthi si troveranno presto a dover confrontarsi con tali questioni: da un lato, la presenza degli Stati del Golfo che trasformerà il proprio supporto finanziario in un’arma di combattimento; dall’altro, la minaccia di una nuova rivolta popolare.
Niente è assicurato, se non la repressione, la persecuzione e la detenzione degli avversari di Ansar Allah, al fine di consolidare il proprio governo. Nei prossimi giorni lo Yemen procederà alla stregua della Libia, della Siria e dell’Iraq.
Detto ciò, chi giungerà per primo alla sconfitta: lo Yemen o gli Houthi?
George Samaan è un giornalista e scrittore politico.
Il colpo di stato in Yemen: gli Houthi al potere

Nessun commento:

Posta un commento