L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 marzo 2015

La corruzione è insita nel Pd, un insieme di consorterie, di clan, di famigli, di clientele, uniti solo dal potere e soldi


Pd: la mappa delle grane per Matteo Renzi

30/03/2015, 15:31





"Il Pd somiglia alla presidenza di Forza Italia: a servizio del leader, nel caos sui territori": da Venezia a Palermo, tutti gli inciampi del premier nelle regioni.


Matteo Renzi, il Partito Democratico e le grane sui territori: una terna esplosiva che è sul tavolo di Palazzo Chigi, dove il presidente del Consiglio dei Ministri e segretario del Pd ha ben presente che il cocktail delle partite locali nelle regioni e nei comuni, da Venezia a Palermo, da Bari a Milano, rischia di esplodergli in mano. Sarà per questo che il premier non ama parlare delle vicende locali del Pd: “Bisogna mettere mano al partito sul territorio”; lo cita così Mario Ajello sul Messaggero.MATTEO RENZI E IL PARTITO DEMOCRATICO “SEMBRANO FORZA ITALIA”

Il quotidiano romano ha un completo focus sulla situazione del Pd a Roma, a Milano, a Venezia, a Bari e altrove. E viene istituito un parallelo che certo potrebbe non far piacere al segretario del Pd e, sopratutto, agli elettori – a maggior ragione dopo gli arresti per tangenti del sindaco di Ischia, questa mattina.

Quello che c’è, a livello centrale, somiglia a Forza Italia dei bei tempi, nel senso che funge da comitato elettorale del leader ed è dotato di organi che rispondono direttamente al leader e che il leader muove a proprio piacimento. La direzione del Pd, insomma, non è molto diversa dall’ufficio di presidenza di Forza Italia. E i territori? In mano a se stessi.
Chiusi nelle proprie logiche, impermeabili a qualsiasi linea generale, dove molti si dicono renziani pur non essendolo ma l’etichetta tarocca conta per proseguire nel solito tran tran.

I casi riportati dal Messaggero sono davvero molti; il primo, quello che non solo rischia di spaccare il Partito Democratico, ma che lo ha già spaccato, è il caso Liguria. Le primarie le ha vinte Raffaella Paita, renziana, ma l’ala sinistra del Pd, i civatiani, ha già lasciato il Partito e sostiene Luca Pastorino. Per Ajello in Liguria ci sono ormai due Pd.

[Uno dei due] La osteggia con virulenza [Raffaella Paita, ndr] accusando di berlusconismo o anche peggio la candidata renziana sponsorizzata dal governatore uscente che appartiene alla ex Ditta di derivazione Pci (Claudio Burlando) e in mezzo e ai lati di questo scontro vige la balcanizzazione generale a sinistra e la disaffezione elettorale temuta che potrebbe portare a un bis di quanto accadde in Emilia Romagna alle ultime regionali di poche mesi fa. Dove si verificò un astensionismo record, proprio da parte dell’elettorato che votava Pd

Per non parlare di quello che sta succedendo in Sicilia: “E le 500 tessere di dem siciliani stracciate in polemica contro la gestione del partito in Sicilia, tra accuse a Renzi di disinteressarsi del partito e accuse ai renziani di imbarcare cuffariani e lombardiani e berlusconiani fungendo da lavatrice del vecchio e non da macchina rottamatrice? “.

Lella Paita – Palli / LapresseLEGGI ANCHE: L’intervista a Giuseppe CivatiDALLE MARCHE ALLA PUGLIA, DALLA CAMPANIA ALLA SICILIA

Anche altrove la situazione non è rosea: nelle Marche, Gian Mario Spacca, per due mandati governatore ad Ancona e scaricato dalle primarie Pd, il suo partito, in favore del più bersaniano Luca Ceriscoli; in Puglia Michele Emiliano, renziano a parole ma ritenuto un “cavallo pazzo” tanto da far preoccupare Renzi che possa diventare un secondo caso “Crocetta”, un secondo esponente del tutto ingovernabile da Roma. In Campania, si sono tenute le primarie, ma Renzi sarebbe interessato a scavalcarle.

Vincenzo De Luca vince le primarie che il Nazareno non voleva, diventa il candidato presidente in Campania ma è pure condannato per abuso di ufficio. «Ritirati», è l’invito che gli arriva da Roma. «Non ci penso proprio!», è la risposta. E la resa dell’altro giorno da parte di Luca Lotti, a cui Renzi ha affidato la pratica del passo indietro di De Luca, è plateale: «Non ho chiesto nessun passo indietro a De Luca. Lui è il nostro candidato», ha dichiarato il braccio destro e sinistro di Matteo. Renzi lo andrà a sostenere in campagna elettorale? Per ora il Pd sta cercando di capire se altri candidati possono competere con il governatore uscente Caldoro, sono in corso sondaggi per trovare l’uomo giusto e Renzi vorrebbe in corsa il suo ministro Andrea Orlando.

Ad Agrigento, una situazione sembra chiusa: “Il vincitore delle primarie per candidato sindaco, Silvio Alessi, è stato scaricato in quanto «non rappresenta la nostra gente». Ovvero: è di centrodestra e ha un passato di sostenitore di Forza Italia”. Poco lontano, ad Enna Mirello Crisafulli, storico esponente del Pci, lo dice chiaramente: “O mi fanno sottosegretario o ministro oppure io mi presento come sindaco. Anche da solo”. E lo farà, con realistiche possibilità di vincere.

Michele EmilianoLEGGI ANCHE: E’ nel Pd Roma il vero pericolo per Matteo OrfiniPISAPIA E CASSON

A Milano il caso Pisapia è pronto a scoppiare; a Venezia il caso Felice Casson è già scoppiato.

Situazione ancora più critica a Venezia. Dove l’anti-renziano Felice Casson ha sbaragliato tutti alle primarie per sindaco, a riprova che i renziani le primarie molto spesso non le vincono. E guarda caso, a Milano, dove la rinuncia di Giuliano Pisapia al secondo mandato come sindaco sta provocando il caos, il segretario regionale Alessandro Alfieri (renziano) si è precipitato ad avvertire: «Le primarie non sono un totem». Se Renzi riuscirà a convincere il manager Andrea Guerra (suo massimo consulente per le politiche industriali) a candidarsi per Palazzo Marino, avrà messo a segno un grande colpo. Ma il problema generale resta. Ed è quello di un Partito della Nazione che potrebbe nascere ma ancora non ha preso con attenzione tutte le misure del vestito che vuole confezionare.

Per sostenere l’operato del commissario del Pd Roma, Matteo Orfini, e del subcommissario Stefano Esposito delegato ad Ostia, Renzi ha scritto una lettera di suo pugno nel weekend: il caso di Mafia Capitale ha distrutto la serenità della politica della Capitale, e il rapporto fra “partito buono” e “partito cattivo” descritto dalla relazione di Fabrizio Barca è al centro degli sforzi della federazione romana. Ma quanti altri “casi romani” sui territori sono pronti a scoppiare?
Fonte della notizia : giornalettismo
http://www.legnostorto.com/pd-la-mappa-delle-grane-per-matteo-renzi-19748.html

Nessun commento:

Posta un commento