L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 aprile 2015

2015 crisi economica peggiore della 2007/08


Doccia fredda per gli Stati Uniti. La crescita tende a zero

La crescita degli Stati Uniti ha riportato una brusca frenata nel 1° trimestre di quest'anno, evidenziando tassi di espansioni più simili a quelli del Vecchio Contienente, che alla crescita solida...

Pubblicato il in Finanza | Fonte: Teleborsa
(Teleborsa) - La crescita degli Stati Uniti ha riportato una brusca frenata nel 1° trimestre di quest'anno, evidenziando tassi di espansioni più simili a quelli del Vecchio Contienente, che alla crescita solida evidenziata nel 2014. A penalizzare il PIL sono stati il dollaro ed il petrolio.

Il PIL è cresciuto solo dello 0,2% confrontandosi con il 2,2% del trimestre precedente. Il dato inoltre risulta decisamente peggiore delle attese che indicavano un aumento dell'1%.

Il Bureau of Economic Analysis, che pubblica questa statistica, ricorda che il dato odierno si basa su informazioni ancora incomplete, rimandando alla seconda lettura prevista per il prossimo 29 maggio.

La crescita è stata sostenuta sostenuta principalmente dall'aumento dei consumi privati, anche se il ritmo di crescita è rallentato all'1,9%. Sono invece crollati gli investimenti delle aziende minerarie e petrolifere (-23%) in risposta al tonfo del prezzo del petrolio, e più in generale gli investimenti delle imprese, che hanno avuto più difficoltà di vendere i propri prodotti all'estero a causa del superdollaro. Le esportazioni sono crollate del 7,2%.

Nel 1° trimestre, il PCE price index, che misura l'inflazione, è calato del 2%, mentre il dato core che esclude l'energia ha registrato un incremento dello 0,9%. 

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