L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 aprile 2015

Derivati, regali alle banche straniere, e il Ministero dell'economia e finanza non vuole dare dati al Parlamento, traditori della patria

Italia: derivati ci sono costati 17 miliardi. Regalo alle banche e non è finita

  27 aprile 2015
Buco clamoroso. Tutto in gran segreto senza poter idenfiticare responsabili. Tra i gestori che si sono succeduti Draghi, Siniscalco, Amato e Tremonti.



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Una voragine di 42 miliardi, regalati alle banche. Tutto è stato fatto in gran segreto senza poter idenfiticare i responsabili.


ROMA (WSI) - Negli ultimi quattro anni i derivati sono costati all'Italia 16,9 miliardi. E non è finita qui: si profila un salasso ancor più elevato in futuro, che non è condiviso dal debito pubblico di altri paesi.

È quanto denuncia la trasmissione Report.

Nel solo 2014 i contratti derivati, strumenti di finanza 'creativa', hanno pesato negativamente sul bilancio pubblico per circa 3,6 miliardi, secondo i dati Istat.

Per entrare nell’euro, secondo il patto di stabilità e crescita (PSC) sottoscritto nel 1997 dagli stati membri dell'Ue, bisognava avere un deficit del 3%.

In Italia - che non era la sola a sforare il tetto - era del 7,4%. Uno dei metodo utilizzati per poter rientare nei paramentri è stato il ricorso all'uso di contratti derivati, comprati per esempio da Morgan Stanley.

Ancora oggi e nel prossimo futuro lo stato dovrà pagare con miliardi di euro gli effetti collaterali di contratti stipulati a partire dagli Anni 90.

"Secondo le voci rassicuranti dei nostri ministri - dice il programma Rai - si tratta solo di un'assicurazione sul nostro debito (i titoli derivati in fondo servirebbero a questo )". Ma la situazione non è così sotto controllo come si vuol far credere.

Come ha portato alla luce il giornalista investigativo Claudio Gatti in un'inchiesta pubblicata sul Sole 24 ore, l'operazione è di fatto "un favore alle banche d'affari internazionali, un buco clamoroso per le nostre casse" al suon di miliardi pagati ogni anno.

Nell'articolo si parla anche di ministri e vice responsabili dello scandalo, che dopo aver sbagliato tutte le previsioni su Pil e crescita "girano la porta e trovano un posto di lavoro presso le stesse banche".

"Le banche avevano esperti abituati a strutturare e valutare derivati molto complessi, mentre il Tesoro era alle prime armi".

Insomma, dice l'inchiesta del Sole, è stata fatta "una scommessa altamente rischiosa, resa ancora più imprudente da una clausola che concedeva alle banche la chiusura anticipata" dei contratti.

A parte l'errore enorme, emerge che tutto è stato fatto in segreto e senza che sia rintracciabile un responsabile: "I contribuenti hanno pagato operazioni finanziarie fatte dai gestori del debito senza essere mai state rese note, né tanto meno spiegate" e le decisioni sono avvenute "senza un vero titolare», cioè da dirigenti e tecnici che rispondevano solo al direttore generale o al ministro del Tesoro in carica".

Il Sole elenca chi si è succeduto nei posti al Tesoro nel periodo durante cui i contratti sono stati firmati: Mario Draghi, Domenico Siniscalco, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Giulio Tremonti e Tommaso Padoa-Schioppa.

Quest'ultimo oggi è deceduto, Draghi è supergovernatore a Francoforte, Siniscalco è vicepresidente proprio di Morgan Stanley (curioso), Amato è alla Consulta, Ciampi e Tremonti non hanno più cariche.

Uno di loro (o forse più di uno) è il responsabile politico di questo massacro ai danni degli italiani. Ma "nessuno di loro si è mai fatto carico delle scelte tecniche fatte dai gestori del debito".

Dopo le polemiche e i sospetti, il Tesoro ha annunciato un cambio di strategia che consisterà nella ristrutturazione o chiusura graduale di alcune posizioni rivelatesi troppo costose con il forte ribasso dei tassi di interesse.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1811764/italia-derivati-ci-sono-costati-17-miliardi-e-non-e-finita.aspx

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