L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 aprile 2015

Gli euroimbecilli del Pd sono quelli che impediscono anche una discussione sulla validità di questo Euro

"C'è da augurarsi che l'euro crolli prima dell'Europa"

30 aprile 2015
Economista Università di Losanna: "Tolti Germania e due-tre piccoli paesi, la moneta unica è e resta una calamità". Ecco la soluzione 'eretica'.



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Jean-Christian Lambelet è professere di economia all'Università di Losanna (UNIL) e direttore onorario dell'Instituto di ricerche Créa.


GINEVRA (WSI) - Bisogna augurarsi che l'euro crolli per poter ripartire dall'essenziale. A dirlo è il professore di economia all'Università di Losanna, Jean-Christian Lambelet.

In un editoriale sul quotidiano Le Temps l'economista osserva come esclusi "Germania e due-tre piccoli paesi, la moneta unica è e resta una calamità per il popolo dell'area euro" .

"Angela Merkel dice in generale delle cose sensate, ma con una gravissima eccezione", secondo Lambelet. "Se l'euro fallisce, fallisce l'Europa!", ha dichiarato. In realtà è l'euro che rischia di far fallire l'Europa. Motivo in più per sperare che le autorità mettano fine all'esperienza della moneta unica.

L'unione politica prima di quella monetaria è la soluzione da seguire, secondo l'economista, che invece non vede per niente di buon occhio il progetto della creazione degli Stati Uniti d'Europa.

"La storia mostra che una fusione di stati preesisenti per formare una nuova entità politica, preferibilmente federale, non può essere ottenuta se non passando per un evento choc come una guerra". Basti pensare alle guerre d'indipendenza e alla guerra civile negli usa, così come i percorsi di unificazione in Italia e Germania nel 19esimo secolo.

Certamente non c'è da sperare in una guerra in Europa, bensì nella fine della moneta unica. "Le conseguenze a breve termine di una scossa tellurica del genere saranno molto pesanti, ma la debacle inciterebbe la gente e le autorità europee a riprendere il problema alla base e concentrarsi su ciò che conta veramente: l'unificazione politica del continente".

È l'uncio modo per iniettare un po' di ottomismo nel pessimismo, ed evitare il successo dei partiti populisti anti europeisti. L'unione monetaria era pensata per creare unità politica. È successo esattamente il contrario.

Dal punto di vista monetario, le politiche della Bce sembrano adeguate per la Germania. anche se per via di un tasso di cambio 'troppo favorevole' esporta troppo e non importa abbastanza come era il caso della Svizzera nell'era del peg.

"Ma la politica della Bce non è assolutamente conveniente per gli altri paesi come Italia, Francia, Spagna e figurarsi la Grecia". Stesso discorso per le politiche fiscali e di bilancio.

"Non si pùo riscrivere la storia, ma è altamente probabile - dice Lambelet - che se i paesi dell'area euro non avessero conservato la loro sovranità monetaria e budgetaria, quelli che sono stati travolti in pieno dalla crisi avrebbero potuto riprendersi meglio e più in fretta.

In Europa la Gran Bretagna, la Svezia, la Norvegia e la Svizzera hanno conservato la propria moneta e hanno vissuto un periodo molto più felice dei paesi dell'area euro. Non è una coindenza se anche il Regno Unito, che deve fare i conti con un debito pubblico alto e una produttività per delle ragioni strutturali problematica, se l'è cavata meglio dell'Eurozona. Per non parlare della performance eccezionale della Svizzera, la cui economia ha fatto meglio anche degli Stati Uniti.

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