L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 aprile 2015

l'imbecille al governo si è accorto che il mondo ha riconosciuto la sua imbecillagine

Libia, barconi e terroristi. Tutti gli errori del premier

di Luigi Bisignani


C’è un momento, per ogni Premier, in cui capisce quando il vento sta cambiando. Il presidente del consiglio Matteo Renzi se n’è reso conto l’altro giorno, a Bruxelles, quando ha compreso che aveva perso quel feeling che con molta presunzione, era certo di avere con i colleghi europei.
Sull’onda della tragedia, che ha lasciato in mare le ultime 900 vite umane, è riuscito ad ottenere il vertice dedicato al dramma del Mediterraneo, un incontro che avrebbe dovuto invece organizzare magari a Lampedusa, quando ha inutilmente presieduto il semestre europeo chiuso con un flop epocale.
Mortificato a Washington da un Obama che gli ha anche nascosto l’uccisione del cooperatore italiano Giovanni Lo Porto e umiliato a Bruxelles, Renzi ora si trova stretto in una morsa per le prossime scadenze parlamentari, per le elezioni regionali e con l’incubo dei barconi in arrivo .
Eppure, diceva il Presidente Giulio Andreotti, è nei momenti difficili che un Premier può risollevare la sua azione in declino. Craxi lo fece con Sigonella andando contro gli Usa, il premier spagnolo Aznar invece finì la sua brillante carriera politica sottovalutando la tragedia ecologica causata dalla petroliera Prestige in Galizia.
Renzi dovrebbe prendere un’iniziativa che lo rimetterebbe in pista. Una mossa potrebbe essere la collaborazione con il Parlamento di Tobruk, l’unico riconosciuto in sede internazionale, che è pronto a parlare con lui e ad offrire la propria cooperazione concedendo ad organizzazioni internazionali la possibilità di aprire centri di accoglienza nel territorio controllato, partendo appunto da Kufra dove arrivano stremati i disperati di mezza Africa. Forse è l’unico modo per dare un vero segnale: riaprire il dialogo della diplomazia e iniziare a far sentire un concreto sostegno a quelle persone.
La Farnesina è colpevole di errori di valutazione e di mancato impiego di mezzi come ha denunciato, in una recente intervista a Il Tempo , l’ex Ad di Finmeccanica Guarguaglini il quale ha reso noto che esiste, con una spesa di centinaia di milioni di euro, un sistema radar per blindare i confini libici, mentre i nostri servizi di sicurezza seguivano strade inconcludenti, in un balbettio di iniziative a volte paradossale. E stiamo scontando la mancanza, nei nostri organismi investigativi, di funzionari di provenienza mediorientale, magrebina, greca o turca, come da tempo fanno tutte le intelligence del mondo.
Nel libro che ho scritto con Paolo Madron «I potenti al tempo di Renzi» raccontiamo l’assurdo: di come l’ambasciata italiana a Tripoli sia stata «protetta» da pericolosi gruppi islamisti. Ci sono intercettazioni telefoniche, in possesso delle autorità, che confermano come questi gruppi, che hanno avuto l’avallo dai nostri maggiorenti italiani, in realtà erano in contiguità con i capi dei viaggi dei barconi della morte. Capito il tragico errore, Renzi ha chiuso l’ambasciata e ha esautorato la Farnesina finalmente prendendo il controllo della situazione da Palazzo Chigi. Il Premier infine dovrebbe anche riallacciare il difficile colloquio che ha in Vaticano per riattivare la Caritas internazionale, che a Tobruk sarebbe accolta a braccia aperte. Farà tutto questo Renzi per riprendersi una leadership internazionale o preferirà continuare a rottamare i vari Bindi e Civati, finendo per rottamare anche se stesso?

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