L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 aprile 2015

Monti e il corrotto Pd hanno tolto ai pensionati preservando i privilegi dei ricchi

Pensioni, tegola sui conti dello Stato: Consulta, bocciata la norma Fornero. Buco di 5 miliardi, i sindacati attaccano

​La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma del decreto Salva Italia che prevede il blocco dell'adeguamento al costo della vita nel biennio 2012-13. Notevole l'impatto sui conti pubblici. L'avvocatura dello Stato lo stimò in 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013. I sindacati: "Restituire il maltolto ai pensionati"

Elsa Fornero in aula del Senato (Ansa)

Roma, 30 aprile 2015 - La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma del decreto Salva Italia varata dal governo Monti, che prevede il meccanismo della perequazione, ovvero il blocco dell'adeguamento al costo della vita delle pensioni superiori a tre volte il minimo Inps maturate nel biennio 2012-13. Si tratta dell'art. 24 del decreto legge 201/2011, la cosiddetta norma Fornero.

La sentenza della Consulta è stata depositata oggi. "L'interesse dei pensionati, in particolar modo i titolari di trattamenti previdenziali modesti - si legge nel provvedimento - è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio".

​Notevole impatto sui conti pubblici. L'avvocatura dello Stato stimò che avrebbe reso 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 miliardi per il 2013.

A sollevare la questione di legittimità costituzionale erano stati, con varie ordinanze tra il 2013 e il 2014, il Tribunale di Palermo, sezione lavoro; la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna; la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Liguria.

Secondo la Consulta, le motivazioni indicate alla base del decreto sono blande e generiche, mentre l'esito che si produce per i pensionati è pesante. "Deve rammentarsi - si legge nella sentenza - che, per le modalità con cui opera il meccanismo della perequazione, ogni eventuale perdita del potere di acquisto del trattamento, anche se limitata a periodi brevi, è, per sua natura, definitiva. Le successive rivalutazioni saranno, infatti, calcolate non sul valore reale originario, bensì sull'ultimo importo nominale, che dal mancato adeguamento è già stato intaccato".

"La censura relativa al comma 25 dell'art. 24 del decreto legge n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico - dice ancora la sentenza - induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività".

"Risultano, dunque, intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36 Costituzione) e l'adeguatezza (art. 38). Quest'ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà» (art. 2) e "al contempo attuazione del principio di eguaglianza", (art. 3).

I SINDACATI: RESTITUIRE IL MALTOLTO AI PENSIONATI- "Dopo la vicenda degli esodati un altro clamoroso colpo alla legge Fornero: la sentenza della Corte Costituzionale conferma che la cosiddetta riforma non sta in piedi e che le norme vigenti vanno cambiate". Così Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, commenta la sentenza . Per Lamonica "il governo sbaglia a non aprire urgentemente un confronto su come modificare la legge nel suo complesso. Ora - conclude la dirigente sindacale - bisogna restituire subito il maltolto ai pensionati, a partire da quelli con assegni pari a tre volte il minimo".

Anche Uil e Cisl esultano e chiedono di rimborsare i pensionati. "Una sentenza che finalmente fa giustizia". Si legge in una nota di Domenico Proietti, segretario confederale della Uil e di Romano Bellissima, segretario generale della Uil-Pensionati. "La decisione della Corte Costituzionale conferma l'iniquità e l'inopportunità di intervenire sulla perequazione dei trattamenti pensionistici al costo della vita". Così il segretario confederale Cisl, Maurizio Petriccioli che, si augura, possa "servire da monito per il futuro, sia per il Governo che per il Parlamento".

http://www.quotidiano.net/fornero-norma-consulta-1.905402

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