L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 aprile 2015

Agid, non è colpa loro, questo governo è solo troppo affamato di potere

Agenda digitale: nuovo cambio al vertice dell'Agid  

il 25 aprile 2015


L’Agenda digitale italiana continua a zoppicare. Il programma governativo istituito dal Governo Monti per introdurre anche nel nostro ordinamento i principi dell’Agenda Digitale Europea – un’iniziativa finalizzata a incentivare l’innovazione tecnologica e rilanciare lo sviluppo delle telecomunicazioni – non sembra aver fatto molti passi avanti nei tre anni che sono trascorsi dalla sua creazione.
Al di là dei ritardi e delle mancanze rilevati già nel 2014 dal Servizio Studi del Dipartimento Trasporti della Camera, i problemi maggiori al momento riguardano la guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, l’organismo creato nel giugno 2012 per mettere in atto l’Agenda. La struttura si è infatti da poco ritrovata senza dirigenti: la direttrice Alessandra Poggiani si è dimessa a marzo, a soli otto mesi dalla nomina, lamentando gravi carenze strutturali e umane nell’organizzazione dell’Agid.
Un abbandono che non lascia presagire nulla di buono per il futuro dell’Agenzia, soprattutto se si considera che la Poggiani era stata scelta direttamente dal premier Renzi per questo delicato ruolo. D’altra parte le parole del ministro per la Semplificazione Marianna Madia (datate 15 aprile) sembrano suggerire scenari più ottimistici: stando al ministro, a breve sarà annunciato il nome del nuovo direttore, scelto tramite bando fra una rosa di oltre cento candidati. La Madia ha anche promesso un’accelerazione su tre punti programmatici dell’Agenda digitale: fatturazione elettronica, anagrafe tributaria e identità digitale.
Nel frattempo, però, c’è chi ipotizza l’opposto di quanto indicato dal ministro, cioè una rottamazione definitiva dell’Agid tramite il conferimento diretto al Consiglio dei Ministri delle competenze sull’attuazione dell’Agenda. Uno scenario sulla cui plausibilità, al momento, non si sa nulla di concreto. A completare il quadro intricato della situazione è infine arrivato il recente insediamento (18 aprile) della nuova Commissione Speciale Agenda Digitale da parte della Conferenza delle Regioni. L’organismo è presieduto da Paolo Panontin, assessore alle Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia, e ha l’obiettivo di «costituire un'interfaccia politica unitaria per il confronto con il Governo e con tutti gli attori che si occupano di Agenda digitale, superando la frammentazione che finora ha contraddistinto l'azione regionale su tali temi».

Agenda digitale: nuovo cambio al vertice dell'Agid pubblicato da Andrea Costantini il 25 aprile 2015 L’Agenda digitale italiana continua a zoppicare. Il programma governativo istituito dal Governo Monti per introdurre anche nel nostro ordinamento i principi dell’Agenda Digitale Europea – un’iniziativa finalizzata a incentivare l’innovazione tecnologica e rilanciare lo sviluppo delle telecomunicazioni – non sembra aver fatto molti passi avanti nei tre anni che sono trascorsi dalla sua creazione. Al di là dei ritardi e delle mancanze rilevati già nel 2014 dal Servizio Studi del Dipartimento Trasporti della Camera, i problemi maggiori al momento riguardano la guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, l’organismo creato nel giugno 2012 per mettere in atto l’Agenda. La struttura si è infatti da poco ritrovata senza dirigenti: la direttrice Alessandra Poggiani si è dimessa a marzo, a soli otto mesi dalla nomina, lamentando gravi carenze strutturali e umane nell’organizzazione dell’Agid. Un abbandono che non lascia presagire nulla di buono per il futuro dell’Agenzia, soprattutto se si considera che la Poggiani era stata scelta direttamente dal premier Renzi per questo delicato ruolo. D’altra parte le parole del ministro per la Semplificazione Marianna Madia (datate 15 aprile) sembrano suggerire scenari più ottimistici: stando al ministro, a breve sarà annunciato il nome del nuovo direttore, scelto tramite bando fra una rosa di oltre cento candidati. La Madia ha anche promesso un’accelerazione su tre punti programmatici dell’Agenda digitale: fatturazione elettronica, anagrafe tributaria e identità digitale. Nel frattempo, però, c’è chi ipotizza l’opposto di quanto indicato dal ministro, cioè una rottamazione definitiva dell’Agid tramite il conferimento diretto al Consiglio dei Ministri delle competenze sull’attuazione dell’Agenda. Uno scenario sulla cui plausibilità, al momento, non si sa nulla di concreto. A completare il quadro intricato della situazione è infine arrivato il recente insediamento (18 aprile) della nuova Commissione Speciale Agenda Digitale da parte della Conferenza delle Regioni. L’organismo è presieduto da Paolo Panontin, assessore alle Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia, e ha l’obiettivo di «costituire un'interfaccia politica unitaria per il confronto con il Governo e con tutti gli attori che si occupano di Agenda digitale, superando la frammentazione che finora ha contraddistinto l'azione regionale su tali temi».

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