L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 27 aprile 2015

Renzi di una profonda ignoranza costituzionale

Mattarella "irritato" da Renzi. Gelo tra il Colle e Palazzo Chigi

INSIGHT - Il Capo dello Stato non ha gradito per niente le ultime uscite di Matteo Renzi sulla legge elettorale. E, in particolare, le minacce di elezioni politiche anticipate. I dettagli

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Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Non è il presidente del Consiglio che decide se e quando si va alle elezioni politiche anticipate. E' il pensiero del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dopo l'ultimatum di Matteo Renzi alle minoranze del Pd: se non passa l'Italicum o se viene modificato alla Camera il governo cade e si torna alle urne. Non a caso, durante le celebrazioni per il 25 Aprile a Milano, il Presidente ha auspicato una "convergenza tra i partiti". Esattamente quello che il segretario del Partito Democratico non vuole fare (e non sta facendo). Le forzature del premier, pronto a mettere una fiducia quadrupla sulla legge elettorale, e la sua minaccia di portare il Paese al voto, non sono piaciute affatto all'inquilino del Quirinale.

Gli sherpa del Colle hanno manifestato tutto il loro disappunto per le parole e le azioni di Renzi con i fedelissimi del capo dell'esecutivo. Mattarella ha precisato che in caso di dimissioni del presidente del Consiglio "le elezioni non sono automatiche" e soprattutto che "lo scioglimento del Parlamento è una prerogativa che spetta solo e soltanto al Capo dello Stato". Forse il leader dem credeva di potersi muovere liberamente con l'ex ministro della Dc al Colle. Ma così non è. Il Capo dello Stato ha fatto capire chiaramente di non essere un notaio e che il premier non può andare avanti a forzature. Per il momento si tratta di una "irritazione" di Mattarella, ben presto capiremo se ci saranno passi formali da parte del Quirinale. Non è escluso che il Presidente nei prossimi giorni chiami al Quirinale Renzi per un colloquio chiarificatore, durante il quale certamente i toni non sarebbero distesi.

http://www.affaritaliani.it/politica/renzi-quirinale-tensione-italicum-364707.html 

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