L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 maggio 2015

e poi il Ministero di Economia e Finanza che rifiuta di dare informazione al Parlamento, richieste esplicite del M5S

Derivati: dal 2011 l’Italia da sola perde più che tutta l’Eurozona
di | 1 Maggio 2015

Dal 2011, l’Italia sta perdendo 17 miliardi di euro grazie alla stipulazione dei derivati, più di tutta l'eurozona. Il governo si difende dietro le necessità di riservatezza.


Nell’ultimo periodo, una nota trasmissione televisiva e alcune testate della carta stampata hanno portato alla ribalta l’argomento dei contratti derivati - swap - sottoscritti dall’Italia e le perdite che questi avrebbero provocato dal 2011 al 2014.
La notizia trova conferma anche oltreconfine e, in particolare, Bloomberg le dedica uno spazio elaborando dei dati presi da Eurostat, con l’aggiunta di alcune dichiarazioni da parte dei preposti del Ministero delle Finanze e dei “responsabili” della gestione del debito italiano.
Ti interesserà anche: Report e i derivati «coltello» che potrebbero affossare definitivamente l’Italia
Il risultato è sul grafico che riporta l’impatto totale delle perdite da derivati e le passività nette sul cambiamento del debito pubblico dal 2011 al 2014 (

in azzurro gli aumenti del debito, in viola le riduzioni
I derivati, sottoscritti originariamente - si dice - per tutelarsi contro improvvise variazioni dei tassi di interesse o dalla volatilità dei tassi di cambio, hanno portato perdite per 16,95 miliardi di euro tra il 2011 ed il 2014.
E se nel 2014 i costi di finanziamento del debito sono scesi di 2,76 miliardi di euro, i derivati sono costati 5,46 miliardi di euro.
Quindi, la diminuzione dei costi del finanziamento del debito è stata erosa e “doppiata” dalle perdite sui derivati.
Ma la cosa che più si nota e stona, nei numeri citati da Bloomberg sui dati di Eurostat, è che l’Italia da sola, in 4 anni, perde più che l’intera Eurozona.
Infatti, mentre l’Italia arriva quasi a 17 miliardi di euro in perdite, l’Eurozona si ferma “appena” dopo i 16 miliardi; mentre distanziate, con delle perdite molto più contenute troviamo, Olanda, Austria, Germania e Spagna. Portogallo, Finlandia, Belgio, Grecia e Francia (questa più degli altri) hanno invece avuto un ritorno positivo dagli swap.
La richiesta di spiegazioni, relativamente a questi contratti, avanzata avverso il ministero, ha trovato come risposta da parte del portavoce del ministero stessoun “no comment”.
Da parte del ministro sono state paventate esigenze di privacy che non permetterebbero di enucleare il contenuto degli swap, perché questo «avrebbe effetti negativi su tutta la gestione del debito».
Indipendentemente dal fatto che si vogliano commentare o no i numeri relativi alle perdite sui derivati di questi anni, oppure che non se ne possa o voglia valutare il contenuto “in pubblico” - una sorta di ammesso ma non concesso - per questioni di “privacy”, resta il risultato evidente di una gestione fallimentare e disastrosa che ha pesato, non poco, sull’incremento del debito pubblico.
Quindi, nel periodo della crisi perenne, dei tagli e della lotta contro qualsiasi genere di spreco e sperpero di denaro pubblico, quello della spending review perpetua con sempre nuovi commissari e che finisce per tartassare, altrettanto sempre, i servizi, ecc., la lungimiranza dei “preposti“ alla gestione del debito italiano è arrivata a sottoscrivere derivati che hanno portato a 17 miliardi di perdite.
Ed oltre il danno, la beffa. Dopo le perdite causate, i preposti alla gestione del debito non si sono nemmeno degnati di dare una spiegazione.
Così, mentre il governo da una parte festeggia uno pseudo tesoretto, trovato non si sa bene dove ma sicuramente frutto di contabilità creativa, dall’altra, il suo ministro delle finanze “perde”, nel 2014, più di 5 miliardi in “scommesse” sui tassi di interesse.
Una gestione talmente disastrosa degli swap da portare l’Italia ad avere più perdite da sola che tutta l’Eurozona, considerata nel suo complesso, non può essere interpretata come una giusta causa di licenziamento?

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