L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 maggio 2015

E' possibile?

Cancellare i debiti sovrani? Basta un colpo di spugna
 di Carlo Pelanda 

Fantafinanza, ma non tanto. Un numero crescente di ricercatori e think-tank occidentali, per il momento a porte chiuse, sta scenarizzando la possibilità che le banche centrali cancellino i debiti sovrani, assorbendoli. Tale ipotesi ha rilevanza strategica da parecchi punti di vista. Stabilità finanziaria globale: gran parte dei debiti pubblici, in particolare nelle democrazie, non potrà essere ripagato a condizioni continue. Quelle discontinue finora nel menu hanno tutte impatti negativi, per esempio eccessi di inflazione in caso di allentamenti monetari ripetuti per contenere il costo del debito o deflazioni destabilizzanti da drenaggio fiscale, e si sente la necessità di concepire una discontinuità positiva. Anche perché le soluzioni continuiste di sterilizzazione nazionale di un debito, come in Giappone, sono sospettabili di solo differire nel tempo l'implosione. Geopolitica economica: il peso del debito mette le nazioni del capitalismo democratico in svantaggio prospettico nei confronti di quelle del capitalismo autoritario, per lo più emergenti e con debito pubblico minore. Ri-sviluppo di economie mature: è evidente la necessità di una loro ricapitalizzazione massiva via investimenti per rilanciare il modello del capitalismo di massa, azione incompatibile con il ripagare i debiti pubblici. Realismo dell'opzione di cancellazione dei debiti: non sono stati ancora saturati i potenziali di innovazione permessi dalla nascita delle monete fiduciarie (dopo il 1971) in combinazione con l'evoluzione di potenti strumenti sia disinflazionistici sia di creazione di masse monetarie multiple dirette e indirette. In sintesi, l'evoluzione della tecnologia monetaria potrebbe permettere di annullare i debiti senza impatti traumatici. Probabilmente, mia ipotesi, l'operazione sarebbe fattibile in occasione di conversioni di una vecchia moneta in una nuova e alla condizione di imporre il pareggio di bilancio alla politica affinché la cancellazione del debito non scateni nuova e smisurata indisciplina. Tale considerazione porta a fantasticare la creazione del «credit» come nuova moneta futura di un'alleanza globale delle democrazie, in sostituzione di dollaro, euro, yen ecc, con il premio della cancellazione dei debiti pregressi per ciascuna nazione. 

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