L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 maggio 2015

Expo, nessuno ci dirà come le multinazionali rubano le terre di Africa e America Latina per arricchirsi sempre di più

land grabbing2014

Land grabbing: la strana corsa della finanza per la terra

Il fenomeno rischia di passare sotto silenzio ma una diretta conseguenza della crisi finanziaria partita dalle banche statunitensi nel 2007 è l’accresciuta disparità nella distribuzione delle risorse alimentari globali
UN FENOMENO IN CRESCITA – Il land grabbing, pur privo di statistiche ufficiali, sta assumendo dimensioni mondiali per estensione e per incidenza sulle relazioni tra Stati.
Multinazionali, fondi d’investimento, hedge funds e Stati sovrani hanno iniziato ad accaparrare terreni fertili da un decennio ma la tendenza è diventata massiccia dopo la crisi del 2007, quando l’esigenza di proteggere i capitali dalle imminenti, nuove e stringenti regolamentazioni si è fatta più sentita e contestualmente si è avvertita la necessità di diversificare gli investimenti. E’ così ricominciata la corsa alla terra ma con regole diverse da quella della conquista dell’est dei coloni ottocenteschi.
PERCHE’ L’ACQUISIZIONE – Africa e America Latina sono state le vittime, più o meno consapevoli, dei nuovi conquistadores. In cambio di un pugno di dollari e qualche posto di lavoro hanno svenduto ettari ed ettari alla nuova padrona dell’economia, la finanza. Chi sono i nuovi Cortés e Pizarro? Paesi che hanno disponibilità di capitali ma non spazio sufficiente per la propria sicurezza alimentare; come la Corea del Sud che ha comprato più di un milione di ettari in Madagascar. E paesi desertici che cercano di ridurre la propria dipendenza nutritiva dall’estero, come l’Arabia saudita.
La Cina, che vede crescere la domanda interna e di conseguenza l’inflazione, si è rivolta all’Europa dell’Est e si appresta anche a produrre vino avendo un piede nell’Unione Europea.
Ma c’è di più. La geopolitica del futuro sarà dominata dalla food security e dalla water security, armi più potenti di qualunque altra. Il sud est asiatico non sfugge alla regola del neo-colonialismo ed è preda di fondi giapponesi.
La sede della FAO a Roma
La sede della FAO a Roma
L’ASPETTO AMBIENTALE E LA GIUSTIZIA SOCIALE – L’accaparramento di terre presenta quindi aspetti agricoli. Operato su vastissima scala e spesso con monoculture intensive che sfruttano le risorse del terreno, attuato con massiccio ed incontrollato uso della chimica e lungi da qualunque programmazione o accordo di sostegno ai produttori locali sul modello della Pac europea, il land grabbing finisce per falsare la concorrenza in seno al Wto; il prezzo mondiale delle commodities, ad esempio il grano, non dipende più ormai dall’andamento del raccolto ma dalle contrattazioni nelle borse più importanti.
Il listino di Chicago governa il mondo del grano nell’occidente; le quantità aggiuntive fanno sì che al momento del raccolto il prezzo crolli per via della sovrapproduzione costringendo gli Stati ad acquistare quantitativi maggiori e facendo sostanzialmente fallire centinaia di produttori piccoli e non aggregati i quali sono costretti a cedere le produzioni future alle multinazionali ed ai fondi, ovviamente a prezzi ridicoli. A lungo andare il fenomeno potrebbe portare ad un oligopolio chiuso in grado di incidere pesantemente sulla geopolitica internazionale.
LE NUOVE ENERGIE RINNOVABILI – Un’altra finalità che ci spiega questa nuova “corsa alla terra” è la chiave di lettura energetica. Sappiamo che le energie fossili tra cinquanta anni finiranno ed il rischio è che il mondo si fermi. Nonostante gli allarmi lanciati le rinnovabili classiche, eolico e solare, sono ancora marginali. Ma i biocarburanti stanno avendo uno sviluppo incredibile, soprattutto in Brasile. Centinaia di migliaia di ettari vengono adibiti alla coltivazione di vegetali utilizzati come carburanti, in primis colza e mais. E’ vero che così si risparmiano emissioni e si rischia di centrare gli obiettivi di Kyoto ma si provocano altri tremendi danni. Le popolazioni locali hanno meno da mangiare perché sottraiamo intere regioni alla coltura di beni di sussistenza, magari bruciando la foresta pluviale per fare spazio alle cariossidi. E l’aumentata domanda ne farà salire il prezzo quindi finché lasceremo che la produzione agricola sia governata dalla regole della finanza gli equilibri geopolitici e la democrazia saranno decisamente a rischio.
IL RUOLO DELL’ONU – Le agenzie delle nazioni Unite che hanno sede a Roma (FAO) dimostrano ancora una volta la loro debolezza. Non riescono ad andare oltre ad una censura morale delle pratiche che abbiamo descritto perché alla fine debbono fare i conti con i governi nazionali; di fronte ad uno stato che non protesta perché cedere porzioni di terreno, magari poco utilizzato, a fronte di un (lievemente) aumentato reddito pro capite e a qualche posto di lavoro in più, viene visto spesso come un sacrificio non determinante (Stefano Liberti, Land Grabbing – Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo, Minimum Fax). Forse il mondo sarà più ingiusto o forse stiamo andando verso la decrescita felice di Serge Latouche.
Andrea Martire

http://www.ilcaffegeopolitico.org/15195/land-grabbing-la-strana-corsa-della-finanza-per-la-terra 

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