L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 maggio 2015

il Pd corrotto va avanti senza una visione paese

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A cura di Corradino Mineo

Non è successo niente


Redazione 30 aprile 2015

Fiducia, la trentasettesima. Più che la fiducia -scrive Michele Ainis- ormai serve la fede. Un atto religioso, non politico. Un giuramento, non un voto. Ieri il governo ha chiesto (e ottenuto) la fiducia dai parlamentari; ma è come se l’avesse chiesta a tutti gli italiani, separando gli infedeli dai fedeli”. “Febbre a 38”, titola il manifesto. “Solo 38”, scrive il Giornale, “si squaglia la resistenza dei democratici al premier dittatore”. “La fiducia dei tengo famiglia” - scrive il Fatto- “90 mollano la Ditta e passano con Renzi”.
E ora? “Non ci saranno espulsioni -assucura Guerini- ora confronto nel partito”. E come sarebbe? Prima li spianate, poi li tenete? La tecnica non è nuova: in certe imitazioni post sessantottine del centralismo democratico, la minoranza alla fine doveva aderire con entusiasmo. Perchè i leader senza base, e perciò umiliati derisi, purtroppo corrispondono a un largo disagio nelle fila della maggioranza. Perchè il vincitore vuole fare una politica di destra narrandola di sinistra. Così oggi i retroscenesti -Martini, Stampa, e Bei, Repubblica- scrivono del prezzo che Renzi può pagare: un capogruppo ai responsabili, aperture sulla scuola, uso del tesoretto per “gli incapienti”, e soprattutto -udite, udite!- la riscrittura della riforma del Senato. “Sono già stati chiesti pareri di autorevoli costituzionalisti per sostenere l’ipotesi di una riapertura dell’articolo 2, quello che riguarda appunto la composizione del Senato con i consiglieri regionali”. Finocchiaro, Boschi, Renzi avevano scherzato quando mi allontanarono dalla Commissione e quando dissero che il Senato delle Garanzie, di Chiti era una sciocchezza.
Tra le macerie. I commentatori guardano ai guasti che questo strano confronto produce: “la maggioranza -scrive Franco- marcia sulle macerie dei partiti. Può permetterselo perché è sostenuta da un Parlamento provocato sulle riforme e spaventato dall’idea di un fallimento. Fino a che non si capirà se la ripresa economica è finzione o realtà”. “Il premier ora sarà costretto a trovare una formula per tentare di ricucire un dialogo a sinistra”, scrive Claudio Tito, “se il voto del 31 maggio sarà positivo, allora sarà più agevole imboccare la strada di una riedificazione dei rapporti a sinistra. Altrimenti quella che porta alle elezioni anticipate potrebbe diventare la via maestra”. “Ma la governabilità - scrive Michele Ainis- dipende dalla politica, non dalla matematica. Non basta trasformare i deputati in soldatini, e non basta un deputato in più per conseguirla”. E cita Sciascia e Woody Allen.
Benvenuti! Lo scrivo da tempo: il leninista Matteo potrà continuare a spianare, ad asfaltare, a vincere all’alba, e pure al tramonto, ma senza un’idea d’Europa, una nuova (non quella di Marchionne) idea per lo sviluppo, una per il Mediterraneo e una di democrazia continuerà a girare intorno sebza meta, come nella regia marina borbonica. E i suoi oppositori? Condannati dalla storia, quanto e più di lui, se non avranno il coraggio di misurarsi con le idee, anzichè con gli emendamenti e la formazione delle liste elettorali.
Il corpo del Re (Berlusconi), quello che, secondo Kantorowicz, è innaturale e non muore, nella fattispecie il suo impero, se lo stanno contendendo Bolloré e Murdoch. Bene,scrive Federico Fubini, “purché non replichino le stesse distorsioni di mercato di quando Berlusconi era premier e tycoon”. Perciò è un disastro la legge sulla Rai,perché non prevede regole e ignora i conflitti d’interesse.
Un default greco? Fuori dalla realta”, secondo Moscovici, ma la Stampa scrive che “Germania e Bce vorrebbero far cadere Tsipras e sostituirlo con un tecnico che gestisca un fallimento pilotato”

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