L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 8 maggio 2015

Investire 100 miliardi l'anno per diversi anni per proiettare l'Italia nel futuro

Visco: rischio di disoccupazione di massa
Un quadro molto oscuro quello dato da Visco oggi. Durante un intervento ha gelato l'entusiasmo del governo Renzi, dicendo che a l'Italia non ha un mercato innovativo e questo porterà ad un grande rischio di disoccupazione di massa.


■Economia e Finanza
7 maggio 2015



Ignazio Visco, Il governatore della Banca d’Italia, intervenendo alla presentazione del libro ‘Investire in conoscenza e innovazione’, alla Luiss, ha espresso considerazioni pesantemente critiche sulla politica degli ultimi anni e degli ultimi governi, frenando gli entusiasmi del premier Renzi in merito alle sue riforme. Senza innovazioni e investimenti nel capitale umano “rischiamo una disoccupazione di massa”, ha precisamente detto il governatore della Banca d’Italia.

Visco ha sottolineato nel suo intervento che nel giro di 10-20 anni un lavoro su due scomparirà: cosa resta? L’innovazione ,ha aggiunto, crea lavoro, ma senza creare le condizioni e investire rischiamo una disoccupazione di massa in un periodo che è di transizione e che non sarà così breve. Secondo il governatore di Banca Italia “anche parte dei lavori dell’industria manifatturiera italiana scompariranno” nei prossimi 10-20 anni.

Visco ha inoltre detto che “uno dei limiti più grossi per cui le imprese italiane non hanno colto i vantaggi della globalizzazione e non sono state dietro al cambiamento tecnologico, sta nella natura delle imprese ma anche nell’ambiente esterno. Se anche si creasse un ambiente favorevole alle imprese e un cambiamento di mentalità, ha aggiunto, ci troveremmo comunque con un forte ritardo culturale”. Il governatore di Banca Italia infatti, ha ribadito che “l’alfabetizzazione degli adulti italiani è molto bassa: il 70% degli italiani non comprende ciò che legge o non sa come usare le informazioni scientifiche e tecnologiche che possiede. Siamo molto indietro”. Ha concluso, infine che “non è importante solo fare innovazione, quanto piuttosto saperla prendere l’innovazione”

Una visione abbastanza buia per il futuro per la popolazione italiana, la cosa che comunque sembra come sempre ovvia è che chi ci governa non sta del tutto dando importanza a chi è la vera vita di questo Paese, controllando più i propri interessi.



http://news.fidelityhouse.eu/economia/visco-rischio-di-disoccupazione-di-massa-113346.html

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