L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 maggio 2015

Nato, via i scarponi statunitensi dalle terre d'Italia, sono 70 anni che ci calpestano

Mandiamo in pensione la Nato

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La scorsa settimana ho presentato, insieme al senatore Pepe, una proposta di legge che prevede l'uscita dell'Italia dalla NATO. Questa iniziativa, per quanto incoraggiata da associazioni pacifiste e da autorevoli personalità del mondo della cultura, è stata accolta da molti con scetticismo ed ironia. Sono reazioni, queste ultime, prevedibili e anche comprensibili. L'appartenenza alla NATO viene spesso percepita come una condizione definitiva, uno stato di natura che non può essere messo in discussione.
Io invece penso che le cose non stiano così e che il tema delle alleanze militari sarà centrale nell'Europa dei prossimi anni. Sono giunta a queste conclusioni valutando la questione non da un punto di vista etico (per quanto sia molto difficile non farlo) ma sulla base del più schietto realismo politico. Senza andare troppo a ritroso nel tempo, vorrei considerare due casi recenti, in cui si è manifestato con solare evidenza il contrasto tra gli interessi atlantici e quelli dei popoli europei.
Il caso libico, in primo luogo. Nel 2011, la NATO, su insistenza di Sarkozy e con l'irresponsabile consenso della sinistra europea, ha deposto Gheddafi dopo mesi di bombardamenti. Nel vuoto di potere si è così inserito di tutto: violenti, terroristi, fanatici e mercanti di carne umana. Questi ultimi, come i recenti casi dimostrano, si arricchiscono sulla pelle dei disgraziati in fuga dal caos che l'Occidente stesso ha contribuito a creare. La Libia, legata all'Italia da mille vincoli storici, economici ed energetici, nonché prossima alle nostre coste, sta ora sprofondando in un baratro senza fondo. Noi ne paghiamo le conseguenze.
Per alcuni aspetti ancora più grave è il secondo caso, quello ucraino. Qui un presidente regolarmente eletto è stato cacciato non da un voto del parlamento, ma da una rivolta armata, il cui obiettivo non era certo quello di portare l'Ucraina dentro l'UE, come pure si è detto, ma di portarla dentro la NATO. In tal modo si isolava dal resto del continente la Russia, un paese che dell'Europa fa parte e che è ricco di materie prime. Col quale l'Italia, anche nel periodo della guerra fredda, ha intrattenuto proficue relazioni economiche e commerciali (pensiamo all'ENI di Mattei o alla FIAT). Che è, da ultimo, in possesso di armi nucleari. Ancora una volta la conseguenza di queste politiche grava sulle nostre imprese, sul nostro turismo, sulla nostra economia.
Sono convinta che l'insostenibilità di queste situazioni inizi ad essere percepita sia dai cittadini sia dalla parte più avvertita delle classi dirigenti. E' troppo evidente l'incongruenza di un'Europa che finanzia la guerra ucraina ma non il debito greco. Che bombarda la Libia ma volta le spalle a chi annega nel Mediterraneo. Che pretende il pareggio di bilancio ma si guarda bene dall'aiutare l'Italia nel gestire una emergenza epocale come quella dei profughi e dei migranti.
Al centro di queste contraddizioni c'è la Alleanza Atlantica : essa toglie sovranità agli stati e al contempo impedisce la creazione di un'Europa realmente unita, con una politica estera ed un esercito comuni ed autonomi.
Certo, non sarà la proposta di legge di una senatrice del gruppo misto a mandare in pensione la NATO. Tutto però può servire a sensibilizzare l'opinione pubblica.
La NATO, da alleanza difensiva, quale era stata originariamente concepita, si è ormai trasformata in un potente fattore di instabilità ed insicurezza. Prima ce ne renderemo conto, meglio sarà per tutti.

http://www.huffingtonpost.it/paola-de-pin/mandiamo-in-pensione-la-n_b_7198168.html

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