L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 3 maggio 2015

un governo pasticcione pronto solo ad occupare poltrone e non ad amministrare risorse

Fondi europei: l'Italia non ha ancora usato 12 mld di euro

La bandiera dell'Unione Europea - EPA
L' Italia degli sprechi: è questo ciò che risulta da un rapporto della Cgia di Mestre, secondo cui l’Italia non ha ancora utilizzato 12 mld di euro di fondi europei. Dopo la Germania, Regno Unito e Francia, l’Italia è il quarto contribuente netto a garantire l'attività dell’Unione Europea e tra il 2007 e il 2013 ogni italiano ha versato 623 euro. Ma perché questo spreco di risorse? Federica Bertolucci lo ha chiesto all'economista Alberto Quadrio Curzio:


R. - Il dato è abbastanza impressionante, perché i termini si avviano alla scadenza: queste somme andrebbero spese entro il 2015. La ragione per cui l’Italia non le ha spese riguarda il fatto che molte amministrazioni regionali non sono state in grado di elaborare progetti adeguati e di concretizzarli. Vi è dunque una ragione di inefficienza che penalizza poi le popolazioni che non possono fruire dei benefici provenienti da questi importi così elevati.

D. - L'Italia dovrebbe spendere 12 miliardi di fondi entro la fine del 2015. Cosa farà il governo?
R. - Penso che il governo, come ha fatto in passato, tenterà una trattativa con la Commissione europea per vedere se sia possibile utilizzare questi fondi anche con modalità differenti rispetto a quelle prefigurate. Non sarà un’operazione semplice perché all’Italia sono già state concesse varie deroghe nell’utilizzo dei fondi.

D. - Sono i Paesi del Nord Europa a farsi carico degli sforzi economici. In termini pro-capite l’Italia è all’undicesimo posto. 17 Paesi dell’Unione Europea  sono invece percettori netti. É giusto che questo accada in una realtà come quella dell’Unione Europea?
R. - L’Italia si trova veramente in una situazione piuttosto paradossale. Se noi prendiamo il saldo netto tra quanto l’Italia versa e quanto l’Italia riceve, l’Italia stessa è un contribuente molto importante: dopo Germania, Regno Unito e Francia il nostro Paese è il contribuente netto più importante. Dal punto di vista dello sforzo che i Paesi nordici fanno pro-capite rispetto alla loro popolazione possiamo vedere che loro si danno carico maggiore e tuttavia, per gli importi totali non sono delle cifre enormi perché le cifre più alte vengono erogate dalla Germania, dal Regno Unito, dalla Francia e dall’Italia. Rimane un problema di fondo: perché alcune regioni italiane che fruiscono dei finanziamenti comunitari riescono a portare a termine pressoché il cento percento dei programmi che sono finanziati dall’Ue ed altre regioni riescono a stento a superare il 50 percento? Le regioni che non sono in grado di utilizzare adeguatamente questi fondi dovrebbero essere – nell’utilizzo dei fondi stessi – non solo affiancate, ma addirittura sostituite da funzioni dello Stato centrale che sia in grado di fare programmi e di realizzarli. Le regioni, soprattutto quelle meridionali, che non sono in grado di spendere devono essere in qualche modo affiancate o addirittura sostituite nei poteri di progettazione e di esecuzione da collaborazione e sostituzione - come dicevo prima - dello Stato centrale. La mia impressione è che a cominciare dal governo Letta per proseguire con il governo Renzi, l’attenzione verso i giovani e l’urgenza di recuperare la disoccupazione giovanile sia molto accentuata; gli effetti si sono già visti anche perché una parte dei fondi dell’Unione Europea nel cosiddetto “programma per l’occupazione giovanile” sono stati utilizzati in modo adeguato dall’Italia. Quando le crisi sono pesanti come quella nella quale siamo stati negli ultimi sei anni, non tutti i giovani possono trovare un lavoro adatto alle proprie qualificazioni e alle proprie aspirazioni. Questo crea un problema di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro che purtroppo nelle crisi non può essere risolto con piena soddisfazione di tutti.

http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/02/fondi_europei_litalia_non_ha_ancora_usato_12_mld_di_euro/1141220 

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