L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 maggio 2015

Uno sguardo alla Persia/Iran

Prologo di Persia. Ovvero: talune stoccate ai luoghi comuni

Posted On 02 mag 2015
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Teheran, 2 maggio
Medio Oriente, medie distanze. I Paesi arabi che si affacciano sul Mediterraneo sarebbero il Vicino Oriente, come i francesi ben ci insegnano. In italiano, invece, “Vicino Oriente” si dice poco, e ciò comprime le distanze tra i Paesi di cui sopra e il vero Medio Oriente: Iran & c., per l’appunto. In altre parole, quattro ore e mezzo di volo da Francoforte su un aereo formato 747 (pardon, non chiedetemi il modello esatto). Così poco tempo su un aereo così grande, di solito protagonista di viaggi più lontani; meglio, perché la classe turistica diventa sempre più complicata, soggettivamente e oggettivamente…
Diciannove partecipanti; questa volta, il vostro cronista-viaggiatore è in gruppo. Dovevamo essere ventuno: un caro saluto a Massimo e Emma, bloccati all’ultimo momento. In questo conteggio non rientra Pierluigi, leader di viaggi probabili in destinazioni improbabili, per il quale l’Iran è destinazione di classe sospesa tra Armenia e – udite udite – Corea del Nord. Le prime sinergie tra chi non si conosce rivelano i singoli ruoli tipici di ogni gruppo: il single impenitente, la coppia rodata, la cliente affezionata: ruoli destinati come sempre a sbocciare in corso d’opera. Altro è per la guida: il gigantesco Amir ci accoglie dall’alto dei suoi quasi due metri e del suo perfetto italiano, frutto di un ormai lontano ma molto lungo soggiorno perugino, che gli fece scampare la guerra Iran-Iraq. Storie personali intense e potenzialmente tragiche, che nella storia di un uomo riflettono quella di un Paese.
Quanti abitanti ha Teheran…? Nessuno lo sa. Cresce in continuazione: qualcuno dice che abbia già toccato quota venti milioni. Dal nostro bus ultramoderno, interminabili strade a tre corsie che girano attorno a un centro che è patrimonio dell’Unesco, ma che è quasi come se non ci fosse, schiacciato e soffocato da caos smog e moto che schizzano ovunque. Anche oggi, che è giorno festivo… Il complesso dei palazzi del Gulistan ci coglie nel mezzo delle fatiche, a cavallo di una notte che quasi non è esistita. L’umidità preme su corpi e menti; raggi di riposo dagli sguardi delle donne locali. I tempi del chador sempre e comunque sono finiti; foulard eleganti e variopinti coprono le femminee chiome ormai solo parzialmente: jeans e camicette di gusto contornano, in un aderire un tempo bandito, forme spesso flessuose evitando di mostrarne gli eventuali difetti. Senza cosce o seni seminudi, la sensualità è restituita a sguardi discreti ma intensi, sospesi a metà tra precetto islamico e buona educazione. Non sia tutto ciò apologia di regime bensì sano realismo, segno che il completamente sbagliato è quasi come il completamente giusto, cioè non esiste.
Ciro, Cambise, Dario… Ahi! Il libro di storia del liceo… Amir (la guida) mi imbecca in uno spinoso quesito di storia dell’impero persiano nel bel mezzo del Museo Nazionale, ai piedi di una statua acefala di Dario stesso, tra sculture che ricordano fortemente il legame con l’antico Egitto. Io non sono purtroppo all’altezza del quesito postomi, essendo oggi troppo concentrato oggi  sulla storia contemporanea: l’indirizzo progressista degli attuali ayatollah che avrete colto dal discorso sull’abbigliamento delle donne. Il bus modernissimo sfila tra aiuole e parchi d’un verde quasi irlandese, e la pulizia degli spazi pubblici tira un’altra stoccata agli intensi e un po’ ossessivi pregiudizi geopolitici. I venti di guerra spirano assai più a ovest; noi puntiamo verso sud. Destinazione: Shiraz.
Roberto Codebò

http://www.zipnews.it/2015/05/prologo-di-persia-ovvero-talune-stoccate-ai-luoghi-comuni/ 

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