L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 luglio 2015

2015 crisi economica, imbecilli, ancora non hanno deciso di scorporare le attività bancarie commerciali e da quelle d'investimento


La Fed lascia tutti col fiato sospeso
 
La Banca centrale Usa parla da mesi di un rialzo dei tassi di interesse ma non chiarisce il quando e il come. Nel frattempo conviene posizionarsi sulle scadenze lunghe.

Marco Caprotti 23/07/2015 

Quando accadrà, l’evento sarà storico. 
Almeno per i mercati finanziari. Non è mai successo, infatti, che una Banca centrale abbia dovuto alzare i tassi di interesse dai minimi storici come invece si prepara a fare la Federal Reserve. Il problema per gli investitori è che, nonostante la stretta sia telefonata da mesi, l’istituto centrale Usa continua a mandare segnali fumosi sui modi e sui tempi in cui questa avverrà. L’organismo guidato da Janet Yellen si limita a ripetere che adotterà un approccio graduale per porre termine alla politica monetaria espansiva e che il ritmo di tale processo sarà dettato dai dati economici, principalmente l'inflazione e le statistiche sull’occupazione.

La Fed prende tempo
Questi indicatori puntano in questo momento a un'economia in fase di normalizzazione. Il mercato del lavoro sta mostrando costanti miglioramenti e i salari stanno iniziando a muoversi verso l’alto. Anche l’inflazione sta tornando a crescere dopo le recenti cadute provocate dal crollo dei prezzi e ora sembra destinata ad accelerare nuovamente per raggiungere un livello prossimo al target del 2%. “Nel complesso, i dati sembrano supportare il fatto che la Fed potrebbe iniziare a normalizzare la politica monetaria più avanti nel corso dell’anno”, spiega un report firmato da Matthew Eagan, gestore del reddito fisso di Loomis, Sayles & Company (Natixis). “Come sottolineato recentemente dal presidente della Fed Yellen, le tempistiche del primo rialzo sono meno importanti rispetto al ritmo con cui verranno portati avanti i successivi aumenti”.

Pronti per il dopo
Ma cosa succederà dopo l’inizio della stretta? “Quando la Fed aumenterà i tassi, verso la fine dell’anno, probabilmente assisteremo a una revisione delle aspettative di mercato con un'impennata della volatilità”, dice uno studio di Asoka Woehrmann, responsabile investimenti di Deutsche AWM, secondo cui l’attenzione dei mercati è puntata su quello che accadrà dopo l’inizio delle strette. “In base alle nostre stime i rendimenti a breve-medio termine saranno inferiori alle attuali aspettative di mercato, in quanto la Fed cercherà di stabilire quale sia il livello di tassi di interesse che l'economia statunitense del dopo-crisi sarà in grado di gestire. La revisione delle aspettative potrebbe causare una crescita dei tassi a lungo termine, con un aumento di quelli decennali e trentennali Usa oltre le nostre stime a 12 mesi (rispettivamente 2,5% e 3,1%), seguito poi da un nuovo calo. Di conseguenza le curve dei rendimenti Usa dovrebbero irripidirsi prima di tornare ad appiattirsi”.

Come conviene posizionarsi dal punto di vista operativo? 
“La curva dei Treasury americana - la cui volatilità vissuta in queste settimane è in parte il riflesso di quanto accaduto in Europa – è diventata più ripida, rispecchiando l'opinione prevalente di mercato sul fatto che la Fed posticipi il primo rialzo”, spiega una nota di Ken Leech, responsabile degli investimenti di Western Asset (gruppo Legg Mason). “Questa view offre a nostro avviso in questo momento un'opportunità interessante sul segmento a più lunga scadenza della curva, che riteniamo meno vulnerabile a un eventuale rialzo dei tassi di interesse e che attualmente pensiamo offra del valore”. 

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