L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 24 luglio 2015

Chi ha voluto quel buco sotto Firenze e oggi fa il giaguaro?

Il nodo tav. Quel tunnel rimasto in cantiere: "Un concentrato di illegalità"

Sequestri e arresti, la bufera esplose nel gennaio del 2013
di GIGI PAOLI



Firenze, 24 luglio 2015 - IL TUNNEL sotto Firenze? «Un concentrato di illegalità», venne definito da uno dei magistrati che ci ebbero a che fare. E, che si 
faccia o no, il famigerato passante sotterraneo di Firenze dell’Alta velocità ferroviaria è ormai un simbolo dell’infinito conflitto italiano fra quello che si vorrebbe fare e quello che invece, per la corruzione che unge ogni ingranaggio del nostro Paese, non arriva in porto mai. O vi arriva a costi esorbitanti. Se in Francia il costo medio dell’alta velocità ferroviaria è di circa 10 milioni a chilometro e in Italia s’impenna fino a 61, cioè sei volte di più, qualche motivo ci sarà. Quel motivo si chiama corruzione e di esso si stanno occupando ormai da anni la procura della Repubblica e il Ros dei carabinieri di Firenze, l’unità investigativa che più ha lavorato con efficacia su tale argomento.

L’INCHIESTA sul sottoattraversamento della Tav a Firenze esplose nel gennaio del 2013 con il sequestro di «Monna Lisa», la trivella, colorata di viola, che avrebbe dovuto scavare il buco sotto la città ma che, si scoprì, non avrebbe mai potuto fare neppure un metro poiché assemblata con materiali scadenti, così come scadenti erano i conci di rivestimento del tunnel che, ad alte temperature, rischiavano addirittura di prendere fuoco. Sono trentadue le persone (e sette le società) che stanno partecipando da imputate all’udienza preliminare in corso – l’ultima puntata pochi giorni fa – davanti al giudice Alessandro Moneti. A vario titolo sono chiamati a rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, truffa, frode e traffico illecito di rifiuti. L’autorità anti-corruzione guidata da Raffaele Cantone è tra le parti civili ammesse assieme ai ministeri dell’Ambiente delle Infrastrutture e Trasporti, più Rete ferroviaria italiana. Tra i 32 imputati ci sono l’ex presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, accusata di aver favorito Nodavia e Coopsette negli appalti sulla Tav, più vari dirigenti di società appaltatrici ed organismi pubblici.

UNA PARTE non secondaria dell’indagine aveva riguardato lo smaltimento delle terre di scavo, che sarebbero state declassificate da fanghi a materiale non inquinante o smaltite con modalità inadeguate. Le intercettazioni del Ros rivelarono poi che gli scavi per la stazione sotterranea avevano lesionato la scuola media Rosai e nessuno si era preso la briga di avvertire il Comune. «La cosa preoccupante non è il fatto di aver fatto una crepa alla scuola che fa morir dal ridere... è il sistema dell’organizzazione che nessuno.. cioè te gli potevi fare una crepetta o la potevi alzare di un metro... nessuno se ne sarebbe mai accorto... cioè perché se noi la facevamo proprio crollare noi non ce ne saremmo manco accorti perché cioé i dati... i dati non li controllavamo...». A parlare era Furio Saraceno, presidente del cda di Nodavia. Nove mesi dopo verrà arrestato assieme all’ex governatrice dell’Umbria, Lorenzetti.
di GIGI PAOLI

http://www.lanazione.it/firenze/tav-tunnel-1.1168288

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