L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 luglio 2015

Gli euroimbecilli sono morti, dobbiamo costruire una classe dirigente alternativa


MA QUALE EUROPA?
(di Nino Galloni)



Al di là dei suoi limiti, il referendum in Grecia ha dimostrato che un popolo greco esiste. È parimenti certo che non esiste un popolo europeo: già si era visto rispetto alle immigrazioni (c’è un’Italia debole e confusa, ma c’è); sulla Grecia che potrebbe rimanere nell’euro (a suo danno) solo grazie a consistenti aiuti europei, l’Europa non c’è; ci sono la Merkel e Hollande, ma per fare che?

Non è un problema di debiti, perché i creditori avevano e avrebbero interesse a mantenere in vita chi dovrebbe pagare: invece, finora, è stata tutta una fiera a come ammazzare meglio i Greci, con varie ricette (ricordate Mario Monti “Il più grande successo dell’euro è la Grecia”?).

Sembra che, allora, i big preferiscano l’uscita della Grecia dall’euro, ma nessuno (né Tsipras, né la Merkel, né lo stesso Varoufakis che s’è chiamato fuori) vuol prendersi la responsabilità della cosa.

Adesso si sta tentando di stravolgere il referendum: si proporranno cose del tutto provvisorie e incapaci di assicurare alla Grecia un reddito in grado di far ripagare i debiti.

La liquidità scarseggia e già sarebbe finita se la BCE, non ostante i capricci dei falchi, non avesse fatto l’unica cosa ragionevole, temporaneamente. Ma per i poveri, i disoccupati non c’è soluzione; occupati e pensionati devono essere pagati cash; il ceto medio e abbiente, che ha votato Sì al referendum, è stato decimato proprio dall’austerity. Ci vuole un grande scienziato a spiegare che bisogna introdurre, almeno, una valuta parallela che dia reddito e lavoro a chi non ce l’ha? Così gli euro potranno essere destinati alle varie finalità.

Ma il problema dell’Europa non è la Grecia, ma la sua inconsistenza storica, culturale e soprattutto politica: non è nemmeno un’espressione geografica (comprende o non comprende tutto il mediterraneo? E la Russia è Europa solo a fini sportivi?).

Occorre un asse Parigi, Berlino, Mosca (dove l’Italia dovrebbe e saprebbe inserirsi se e solo se, questo è il punto, cambiassero le cose in Francia, Germania e Italia: con questi politici, con queste politiche non si va da nessuna parte).

Occorre un cambiamento di strategie: noi guardiamo alla tv Merkel, Hollande, ecc. pensando che trovino soluzioni ai problemi; no, sbagliato, essi sono il problema. Noi la soluzione; quando saremo comodi per l’appuntamento con la Storia agiremo. Prima di ciò guardiamo la tv, ma non ci lamentiamo per la disoccupazione, le pensioni, l’inquinamento, le tante cose che non vanno. Con questa politica andrà sempre peggio, è logico.

Nino Galloni

http://scenarieconomici.it/ma-quale-europa-di-nino-galloni/

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