L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 luglio 2015

Infrastrutture digitali, fibra ottica, i discorsi sono zero, Telecom deve essere italiana

Banda larga: dietrofront di Renzi, Costamagna e il nodo Telecom Italia

di Fabio Tamburini Banda larga: dietrofront di Renzi, Costamagna e il nodo Telecom Italia  
(Il Ghirlandaio) Roma, 30 lug. - Tutto sbagliato, tutto da rifare. Le notizie di cronaca portano a pensare che il piano per la banda larga a fibre ottiche sia rimandato a data da destinarsi. Ma chi conosce bene Claudio Costamagna, il nuovo presidente della Cassa depositi e prestiti, è convinto esattamente dell’opposto. E cioè che non ci sarà da aspettare molto. Novità arriveranno entro l’autunno e s’intrecceranno con la partita che la francese Vivendi, guidata dal finanziere bretone Vincent Bolloré, vecchia conoscenza del mondo degli affari italiano, azionista importante di Mediobanca, giocherà in Telecom Italia.

Il dietrofront che ha congelato il piano d’investimenti pronto per essere formalizzato è arrivato da Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo economico, uno dei protagonisti della vicenda. Le ragioni vere sono due. Prima di tutto la volontà della presidenza del consiglio di dare carta bianca a Costamagna, che però deve avere il tempo di lavorarci valutando le opzioni praticabili e decidendo tempi e metodi. Quindi è bene che lo faccia lontano dai riflettori della quotidianità, senza forzature. Poi c’è un dato di fatto: le risorse economiche che erano state immaginate per il finanziamento del piano, molto oneroso, sono in gran parte svanite. In più gli stanziamenti relativi a buona parte degli oltre 7 miliardi di euro necessari devono affrontare esami severi a livello europeo, il cui esito resta tutt’altro che scontato.

Il risultato delle parole di Giacomelli è che, almeno sulla carta, lo slittamento degli interventi voluti del governo si annuncia di almeno un anno. Così la scelta è di procedere con un disegno di legge per definire gli incentivi necessari e non con le procedure abbreviate possibili con il decreto che era all’ordine del giorno fino a pochi giorni fa. Di sicuro è necessario che i conti sull’entità delle risorse da investire e su dove recuperarle vengano rivisti. Il quadro potrebbe però semplificarsi con una rapida accelerazione perché, guarda caso, proprio Matteo Renzi ha fatto sapere che il dossier banda larga è sul suo tavolo e, d’ora in poi, le scelte verranno fatte direttamente da lui. Senza mediazioni.

Il che significa un fatto certo: appena Costamagna avrà preso le misure basterà un incontro con Renzi per passare rapidamente dalle parole ai fatti archiviando mesi e mesi d’incontri serrati e trattative a tutto campo per trovare la soluzione giusta. La sensazione è che non sarà necessario attendere a lungo. La rete nazionale in fibre ottiche, infatti, è considerata una infrastruttura strategica dalla presidenza del consiglio che, in proposito, non ha cambiato idea. Tanto più che il nuovo presidente di Unioncamere, l’organizzazione delle camere di commercio, l’imprenditore siciliano Ivan Lobello, ha pronto un piano per la fornitura di servizi che saranno disponibili attraverso la rete a fibre ottiche. Il progetto, che verrà formalizzato nei prossimi giorni con la presentazione all’Agenzia per lo sviluppo del digitale, ha come braccio operativo Infocamere, la società del gruppo specializzata nei servizi informatici. Una parte delle attività sarà a beneficio delle imprese, con risparmi di costi significativi, snellimento delle procedure e maggior trasparenza. Poi, dopo qualche mese, verranno implementati i servizi per i cittadini.

Il piano Lobello-Unioncamere, che verrà messo a disposizione della presidenza del consiglio, rappresenta una occasione formidabile per riempire di contenuti la rete a banda larga, confermando opportunità e potenzialità. Ma, per l’appunto, serve la fibra ottica. Un nodo da sciogliere è il ruolo che avrà Franco Bassanini, l’ex presidente della Cdp, tuttora consulente di Renzi e presidente di Metroweb, la società a cui fanno capo le attività pubbliche per la costruzione della rete. Proprio Bassanini, nei giorni scorsi, ha preannunciato un incontro con Vodafone e Wind, che hanno firmato un accordo di partnership per gli investimenti nella banda larga. Non è chiaro se la riunione si terrà prima delle vacanze estive, né se contemporaneamente ripartiranno i contatti con Telecom e con l’Enel.

La verità è che il pallino è nelle mani di Costamagna. L’ex banchiere di Goldman Sachs conosce bene la materia perché in passato ha avuto modo di occuparsene. Erano altri tempi, con Romano Prodi alla presidenza del consiglio. Il progetto in esame prevedeva lo scorporo della rete fissa di rame, che sarebbe diventata pubblica. Un piano di cui Costamagna non ha mai riconosciuto la paternità e che venne considerato ostile da Marco Tronchetti Provera, l’azionista a cui all’epoca faceva capo Telecom Italia.

Peraltro il piano avrebbe permesso a Telecom d’incassare liquidità abbondante. Ora lo scenario è cambiato. E in Telecom comandano Vivendi e Bolloré. Vedremo come finirà. Le questioni intorno a cui Renzi e Costamagna stanno ragionando sono principalmente due. Il primo è la necessità di coinvolgere Telecom, di gran lunga leader nelle telecomunicazioni sul mercato italiano, nel piano per la rete nazionale in fibra ottica. Soltanto così i tempi di sviluppo della rete verrebbero abbreviati e si eviterebbe il raddoppio dell’infrastruttura di base, certamente poco razionale. In secondo luogo c’è l’interrogativo sulla casacca che deve avere Telecom Italia.

In Francia, Germania e Spagna le Telecom nazionali (rispettivamente Orange, Deutsche Telekom, Telefonica) sono saldamente controllate da capitale pubblico, nei primi due casi, oppure dalle principali banche spagnole. E’ accettabile che in Italia il pallino venga definitivamente consegnato ai francesi? Le telecomunicazioni sono un settore strategico. Idem la banda larga. E’ davvero il caso di alzare bandiera bianca? Oppure la nuova Cassa depositi e prestiti può giocare un ruolo chiave nell’azionariato della nuova rete oppure nell’assetto dell’azionariato di Telecom? La contropartita, per esempio, potrebbe essere il riconoscimento del valore della rete fissa in rame, che Telecom Italia cerca di valorizzare nell’ultimo ciclo di vita e che, di conseguenza, frena gli investimenti nella nuova rete in fibra ottica. Il puzzle è complicato da comporre, ma il Paese non può aspettare. Certamente non può aspettare ancora un anno perché il futuro della competitività delle imprese dipende dalla capacità di trasformare l’organizzazione delle attività produttive tenendo conto delle opportunità offerte dalle tecnologie digitale. Ma senza la rete è impossibile che queste opportunità, decisive, vengano colte.

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