L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 luglio 2015

la moneta deve servire per vivere, non fatelo sapere agli euroimbecilli


CHI VUOLE MORIRE ? (di Nino Galloni)

euro morto

















Cosa collega l’andamento delle borse cinesi, la dichiarazione del FMI che in Italia ci vorranno venti anni per recuperare i livelli occupazionali (peraltro non eccellenti) del 2007, il retroscena dei rapporti tra Tsipras e Varoufakis, la tragicomica situazione di Roma?
Molto semplice: ogni cosa ha le sue caratteristiche e funzioni proprie che non si possono stravolgere.
La Cina ha puntato su un maggiore sviluppo della domanda interna, scelta sanissima ma che implica un contenimento della dinamica dei saggi di profitto, conseguentemente è incompatibile con la logica della borsa. Quest’ultima, infatti, premia, esclusi i comparti innovativi, riduzioni dell’occupazione maggiori di quelle produttive: l’unico devastante sistema per ottenere la riapertura dei saggi di profitto. L’andamento negativo delle borse cinesi, quindi, è un buon sintomo; se si chiudessero tutte le borse sarebbe ancora meglio.
Con le attuali politiche di austerity e dintorni non ci sono possibilità di recuperi occupazionali a meno di azzerare i salari, massimizzare le esportazioni e vivere di aria: forse sarebbe meglio abbandonare l’austerity e tutto il resto per avviare investimenti pubblici in disavanzo e cominciare a recuperare. Se no non basteranno neanche i venti anni minacciati dal FMI.
Varoufakis, non so quanto convinto di attuare la minaccia della Grexit, contava per lo meno sulla istituzione di una moneta parallela di emergenza forse elettronica (legata alle carte di credito), ma Tsipras, chissà per quali ragioni o minacce, si è tirato indietro.
La moneta, infatti, non deve servire per morire, ma forse per vivere: ci vogliono dei politici così strani per affermarlo?
Da ultimo, cosa deve fare il Sindaco di una grande città come Roma? Solo viaggiare, inaugurare le fiere, proclamare ideali ecologici oppure occuparsi dei rifiuti, dei trasporti, della sicurezza dei cittadini anche proponendo una moneta complementare, bilanci paralleli, collaborazione con le forze economiche della società e con i cittadini?
Se pensate che le borse aiutino lo sviluppo economico, l’austerity agevoli il risanamento dei conti pubblici, l’euro sia una religione inconfutabile, allora dovete anche ritenere che l’amministrazione comunale non debba occuparsi di rifiuti, trasporti e sicurezza dei cittadini.
http://scenarieconomici.it/chi-vuole-morire-di-nino-galloni/

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