L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 19 luglio 2015

la 'Ndrangheta un male da estirpare

FAVELA 5



Brasile: così la droga della ‘ndrangheta distrugge le favelas

di Davide Illarietti


SAO PAULO - Dall’Italia al Brasile e ritorno. Il prezzo sociale (altissimo) del traffico internazionale di droga, a metà strada fra la Calabria e le favelas brasiliane, è al centro di un interessante video-reportage pubblicato dal Guardian in occasione della Giornata mondiale contro il consumo di stupefacenti.
La storia, nel bene e nel male, è molto italiana. Italiana è l’autrice del documentario (Maria Zuppello, vive e lavora a San Paolo) anzitutto; italiana è la ‘Ndrangheta, che, come spiega nel video il procuratore Nicola Gratteri, proprio dal Brasile importa “circa l’80 per cento della cocaina consumata oggi in Europa”.


Italiano, infine, è padre Giampietro Carraro, che nelle favelas di Sao Paulo ha creato la Missione Belèm, un centro d’accoglienza e soccorso per le vittime della droga. Il Brasile – che non è un paese produttore di cocaina – è oggi il grande punto di smercio e d’incontro tra le ‘ndrine e i narcos. Il consumo di stupefacenti, negli ultimi vent’anni, è schizzato alle stelle.



“I bambini che sono sulla strada cominciano con il classico diluente, con la colla e il mastice dei calzolai” racconta il sacerdote. “Dopo poco passano al crac, già a 6-7 anni. Verso i 10-11 anni diventano staffette per il trasporto di droga e spesso vengono sfruttati per la lavorazione del crac grezzo”.



Alla Missione Belèm vengono assistite “circa 2000 persone ogni anno” di cui uno su quattro necessita di cure per tubercolosi, ferite da coltello, malattie veneree come sifilide e Aids. “Tutto questo deriva dalla droga” spiega padre Carraro, che lancia il suo appello: “Qui siamo lasciati soli, lo Stato non fa assolutamente nulla. Con un migliore sistema scolastico, sanitario, e misure a favore dell’occupazione, gran parte di questi problemi sarebbero risolti”.
@CorriereSociale

http://sociale.corriere.it/brasile-cosi-la-droga-della-ndrangheta-distrugge-le-favelas/ 

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