L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 luglio 2015

le mafie hanno intruppate le cordate, clientele, clan. famigli del corrotto Pd nelle loro file

Stretta su intercettazioni, Gratteri: "Fine delle indagini per mafia"

gratteri-nicola-c-dayana-chioccadi Miriam Cuccu - 28 luglio 2015
La proposta di riduzione di un'inchiesta a soli tre mesi "segnerebbe la fine delle indagini per mafia. Tre mesi non bastano neppure per dimostrare un'estorsione. Siamo al ridicolo". E' la protesta del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri (in un'intervista al Fatto Quotidiano). La norma in questione obbliga il pm “a esercitare l’azione penale o a richiedere l’archiviazione entro il termine di tre mesi” dalla scadenza delle indagini preliminari. Diversamente, il procuratore generale dovrà disporre “con decreto motivato l’avocazione delle indagini” e l'inchiesta scivolerebbe via dalle mani del pm. Un giro di vite che ha fatto preoccupare anche a Palermo: il procuratore generale Roberto Scarpinato, infatti, ha parlato del rischio di “disincentivare il contributo dei cittadini all'accertamento dei reati. Non solo quelli di mafia".
"Noi sproniamo continuamente i cittadini a collaborare con lo Stato nella lotta alle mafie - prosegue Gratteri - chiediamo che denuncino, che non siano omertosi. Davvero molto grave lanciare il messaggio che lo Stato adesso vuole l'opposto, ovvero punire l' imprenditore che ha la prontezza di registrare col cellulare chi lo minaccia o gli chiede il pizzo. Anche perchè gli avvertimenti avvengono una volta sola, poi arrivano le bombe". Secondo il magistrato l'emendamento rappresenta "un grande regalo ai criminali", e i provvedimenti contenuti nella riforma del processo penale renderebbero di fatto "impossibili le indagini di mafia". "Questa proposta è un grande deterrente per chi vuole aiutarci nella lotta alle mafie: non vi è maggiore tutela del privato, non vi è tutela delle indagini. In più lede il diritto di informazione" dice Gratteri.
"Ho avuto modo - prosegue il procuratore aggiunto - di vedere da vicino come lavora il Parlamento: sembra un lavandino otturato. Ci sono troppe riforme, troppi decreti legge che ingolfano tutto, e tante proposte sullo stesso tema. Anche se poi si arena tutto. In questo caso c' è da sperarci. Le norme di cui stiamo parlando sarebbero un gran regalo alle mafie".
Tra le varie norme, il ddl in principio citava testualmente: “Chiunque diffonda, al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, riprese o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza e fraudolentemente effettuate, è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni”. Il Pd, però, dopo le polemiche dei giorni scorsi ha presentato un emendamento di modifica per evitare che i giornalisti rischino il carcere utilizzando, nell'ambito del diritto di cronaca, conversazioni registrate di nascosto. Restano, però, ancora diversi punti sulla riforma del processo penale che continuano ad allarmare i magistrati.

Foto © Dayana Chiocca

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