L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 23 luglio 2015

Mezza Italia è ignorata da questo governo

Fara (Eurispes): Sud dimenticato dalla politica

Fara (Eurispes): Sud dimenticato dalla politica
(PRIMAPRESS) - REGGIO CALABRIA - Il Sud, una questione sociale e politica che riguarda circa 20 milioni di abitanti, sembra non esistere più almeno dal dibattito politico. E' l'allarme lanciato dall'Eurispes oggi nel convegno: "#ilSudcancellato" organizzato nella città reggina. "Le Istituzioni - ha detto il presidente di Eurispes, Gian Maria Fara nel suo intervento -  sembrano non preoccuparsi più del nostro Mezzogiorno, tanto che la dotazione annua dei fondi comunitari non si utilizza almeno per il 50%".
Tutti i principali indicatori economici descrivono una situazione di forte difficoltà ed è emblematico che anche il prestigioso settimanale inglese “The Economist”, abbia certificato come il nostro Paese viaggi sostanzialmente a due velocità: mentre il Nord arranca avanti faticosamente, il Sud precipita. Negli anni della crisi le otto regioni meridionali hanno visto la loro economia contrarsi del 13% di fronte al 7% del Centro-Nord. Dei 943.000 nuovi disoccupati il 70% sono meridionali, mentre il tasso di partecipazione al lavoro è il 40% rispetto al 64% del Nord.
"Tuttavia, la drammatica situazione raccontata dai numeri - ha sottolineato lo scrittore Pino Aprile, altro non è che la cartina di tornasole della indifferenza politico-istituzionale rispetto alla questione, dal momento che non vi sono ormai da troppo tempo politiche chiare e interventi mirati per rimettere in moto quella che dovrebbe essere, e ne ha tutte le potenzialità, la vera locomotiva per la crescita dell’Italia".
Rimettere al centro del dibattito il Sud, stimolando una comune consapevolezza di tutte le forze civili, sociali e politiche è al momento la vera “questione meridionale” è una “questione” fondamentale, prioritaria e indifferibile hanno rimarcato a più voci il Presidente della Provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, il Presidente della Fondazione Internazionale Magna Grecia, Nino Foti, Roberto Pasca di Magliano, Presidente della Fondazione Roma Sapienza Cooperazione Internazionale e Roberto Rocca, Dirigente Generale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. - (PRIMAPRESS) 
 

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