L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 luglio 2015

Patrimonio pubblico, la corruzione diventa palese


Palazzo ex Telecom, salta la vendita alla Fondazione
L’amministrazione ha ritenuto «non congrua» l’offerta di 5,2 milioni di euro Annunciato un nuovo bando per la cessione dell’edificio di piazza Facchini

24 luglio 2015



PISA. Salta, almeno per ora, la vendita del palazzo ex Telecom dal Comune alla Fondazione Pisa. Un’operazione che non sembrava in dubbio, anche se l’allungamento dei tempi dell’annuncio, considerando che a Palazzo Gambacorti era giunta una sola proposta, aveva suscitato qualche dubbio. Il motivo? L’offerta è stata considerata «non congrua».

L’intoppo è emerso in apertura del consiglio comunale di ieri, quando l’assessore al patrimonio Andrea Serfogli ha risposto ad un question time del consigliere Ciccio Auletta (Ucic-Prc).

La domanda è stata semplice e diretta: l’offerta della Fondazione Pisa è stata accettata o no? La Fondazione, i cui uffici e la sede di Palazzo Blu sono confinanti con il palazzo ex Telecom di piazza Facchini, si era fatta avanti ipotizzando uno sviluppo dei suoi spazi in quella che è stata fino a qualche mese fa la sede anche della Sepi. L’importo a base d’asta era stato stabilito dal Comune in 6,2 milioni di euro, prevedendo una possibilità di ribasso fino al 20%.

La Fondazione ha offerto un milione di euro in meno (5,2), con un ribasso del 16%. Possibilità compresa nel bando, ma di fronte a proposte lontane dalla base d’asta l’amministrazione comunale si era riservato il diritto di valutare l’offerta. «In giunta si è dibattuto a lungo - spiega Serfogli - facendo presente che gli aspetti relativi alla congruità della proposta sono di pertinenza dirigenziale». Dunque, non basta l’eventuale ok della giunta. «Il dirigente - aggiunge l’assessore - ha ritenuto l’offerta non congrua», anche «perché essendo l’unica non ci sono termini di confronto» e di conseguenza non ha firmato l’atto.

A questo punto, Palazzo Gambacorti ripeterà la procedura di gara, di fatto una seconda asta abbassando la base economica. «Mi sembra un esempio di cattiva amministrazione - ha replicato Auletta - anche perché mi sembra un’anomalia prevedere una possibilità di ribasso già nella prima gara com’è stato fatto in questo caso. Nessuno se l’è sentita di prendersi la responsabilità di firmare l’atto di cessione con un milione in meno di offerta».

Marco Ricci, a sua volta consigliere di Ucic-Prc, parla di «svendita costruita in fretta e furia in consiglio comunale che si risolve in un nulla di fatto, o meglio: il risultato è quello di avere l’ennesimo palazzo vuoto, mettendo invece gli uffici e il personale in grandissima difficoltà con traslochi non programmati e disagi enormi. L’unica cosa sensata sarebbe fermarsi e valutare seriamente un’operazione di svendita che è solo nociva per tutta la città».
Francesco Loi

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