L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2015

2015 crisi economica, far crescere i mercati interni in Europa è tutto il contrario di quello che gli euroimbecilli hanno fatto... Ma non è sufficente


CROLLO BORSE/Pelanda: ecco come evitare un'altra crisi mondiale
Pubblicazione: martedì 25 agosto 2015



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C'è un problema strutturale nell'economia mondiale che è causa del rischio crescente di nuova recessione globale. Nei decenni scorsi, per uscire dal sottosviluppo, quasi tutte le nazioni del pianeta si sono date un modello economico di crescita trainato dall'export. Questa scelta è stata fatta perché l'enorme mercato interno statunitense assorbiva le importazioni di tutti. Durante la Guerra fredda gli alleati europei e asiatici dell'America ebbero un privilegio per mantenere la coesione del fronte occidentale: il permesso di esportare di tutto in America senza che questa chiedesse reciprocità. Per questo poterono mantenere un forte protezionismo sociale interno, utile per la stabilità del consenso, e bilanciare l'inefficienza del modello grazie ai profitti dell'export. 
Consolidarono questo tipo di modello incapace di produrre forte crescita interna e, quando diventarono a loro volta ricchi, non furono in grado di trasformarsi in locomotive ausiliarie capaci di unirsi a quella americana per il traino dell'economia mondiale. 
La Cina, dagli anni '80, prese il medesimo modello trainato dall'export, tentò dopo il 2008 di trasformarlo in uno trainato dai consumi interni, ma non ci sta riuscendo. Altre locomotive costituite dalle nazioni emergenti e produttrici di materie prime sono rimaste senza carburante per la caduta della domanda in una Cina decrescente. L'America è ormai troppo piccola per tirare tutto il convoglio. 
Questo problema, visibile fin dagli anni '90, finora non era scoppiato grazie al ruolo della Cina come locomotiva ausiliaria di quella americana. Grippata la Cina, ora il problema è scoppiato. Il primo sintomo dell'implosione globale è la svalutazione di tutti contro tutti per tentare di sostenere l'export nazionale. Non funzionerà. A questo poi potrebbe seguire il protezionismo nazionale diffuso. Se ciò accadesse, poi vi sarebbe una depressione mondiale duratura. Questo è il rischio che sta agitando analisti, banchieri centrali e politici. 
In Italia il viceministro del commercio estero Calenda ha giustamente invocato un'iniziativa speciale d'emergenza del G20. Ma cosa si può fare? Nel breve è possibile, con un'azione coordinata delle banche centrali di immissione di megaliquidità nel globo, mantenere la fiducia dei mercati evitando una crisi finanziaria che poi innescherebbe il caos. 
Nel medio non c'è altro binario che quello di riformare i modelli delle economie sviluppate, in particolare dell'Eurozona, affinché facciano crescere di più i loro mercati interni in modo da trainare con più locomotive il resto del mondo.





http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2015/8/25/CROLLO-BORSE-Pelanda-ecco-come-evitare-un-altra-crisi-mondiale/633315/

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