L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 agosto 2015

2015 crisi economica, la Cina prima bastona gli Stati Uniti, svalutando poco poco anticipando le sue azioni e ora vende Treasuries sganciandosi sempre di più dall'economia statunitense

26/08/15 

Mercati: la volatilità ha le ore contate? - Commento a cura di Marcus Svedberg, capo economista di East Capital

La Cina è il centro della recente volatilità sui mercati finanziari, che ha portato l’indice VIX (Chicago Board Options Echange Volatilty Index, ndr) a raddoppiare nell’ultima settimana. Il tumulto riflette un complesso mix di preoccupazioni sugli aspetti macroeconomici e sui fondamentali, esacerbati dal recente aggiustamento del tasso di cambio.

Anche se la svalutazione cinese della scorsa settimana è stata molto ridotta sia in termini assoluti (circa il 3%) che in termini relativi (in confronto con altre valute dei paesi emergenti o anche dei mercati sviluppati come la moneta unica), è stata l’origine di molte speculazioni. A nostro avviso, rimaniamo convinti che la ragione principale della svalutazione sia un primo passo all’interno di un processo molto lungo verso un regime di cambio flessibile. Si tratta di un’evoluzione positiva, ben accetta da parte del Fondo Monetario Internazionale, anche se fonte di volatilità nel breve periodo. Non crediamo che un fattore importante alla base della decisione sia la competitività delle esportazioni, anche se il timing della decisione e i recenti dati hanno portato alcuni analisti a credere che possa essere questa la principale ragione.

E almeno alcuni degli attuali sell-off di asset finanziari a livello globale sono legati ai timori in merito allo stato di salute dell’economia cinese. La maggioranza dei mercati azionari ha registrato sell off bruschi lunedì scorso, ma gli asset legati ai mercati emergenti, in special modo quelli legati alle materie prime, sono stati tra i più colpiti e numerosi Paesi hanno svalutato le loro divise la scorsa settimana. Riteniamo che gli asset possano subire correzioni ancora maggiori dato che ci sono pochi oggettivi stimoli nel breve periodo e i mercati hanno la tendenza ad andare in overshooting. Ci appaiono molto vulnerabili una serie di valute a cambio fisso legate alle materie prime. Tuttavia, non crediamo in un’ulteriore fluttuazione del renminbi nel breve periodo. E’ molto probabile che il margine vada ampliandosi gradualmente nel tempo, ma per assistere ad un nuovo step ci sarà da aspettare, in considerazione della volatilità originata da queste prime fluttuazioni.

Nel frattempo, puntiamo la nostra attenzione sull’atteso rialzo dei tassi FED. La recente volatilità ha ridotto le aspettative di un rialzo a settembre. Un ritardo nella revisione al rialzo dei tassi supporterebbe il sentiment e i mercati emergenti nel breve periodo, ma riteniamo che il livello dei tassi d’interesse americani rimarrà eccezionalmente basso in tutti i casi. Crediamo quindi che sia meglio allontanare il rialzo dei tassi. Gli asset legati ai mercati emergenti hanno già subito una massiccia correzione e il rialzo potrebbe, in maniera alquanto controintuitiva, segnare l’inizio della fine per il sentiment negativo degli emergenti.

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