L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2015

2015 crisi economica, sostenere come un mantra che l'economia statunitense ha i fondamentali sani vuol dire chiudere gli occhi e non guardare la realtà


Robert Engle: "Previsti altri crolli, Europa e Usa devono resistere"

L'economista della New York University, premio Nobel 2003: "I listini cinesi pagano la mancanza di investitori professionali che accentua l'ondata di panico"

di EUGENIO OCCORSIO
25 agosto 2015

(ansa)
 
"Un altro dei quattro motori che fanno volare l'aereo dell'economia mondiale si è spento. America, Europa, Cina, Paesi emergenti: di questi quattro motori ormai funziona solo il primo. Il pericolo è che si finisca in stallo con tutte le conseguenze del caso". Robert Engle, economista della New York University, premio Nobel 2003, consulente del ministro del Tesoro Jack Lew, ha inaugurato nel 2014 presso la succursale della Nyu a Shanghai una filiazione del "Volatility Institute", da lui creato a Manhattan. Scopo dell'istituto è lo studio dei fattori di rischio sul mercato per minimizzarne l'impatto.

Avrete un bel po' da lavorare in questo periodo.
"E' una corsa contro il tempo. Stiamo spiegando ai cinesi il funzionamento, l'utilizzo e i pericoli dei moderni strumenti d'investimento, dalle opzioni ai derivati, che entrano adesso sul mercato. C'è molta ingenuità: si avverte la penalizzazione che deriva dalla mancanza di investitori professionali, di fondi d'investimento, semplicemente di esperienza. Così si spiega l'ondata di entusiasmo che ha portato la Borsa a salire vertiginosamente, e di converso l'ondata di panico. Ma ci sono anche motivi più profondi".

Si riferisce alla crisi dell'economia cinese nel suo complesso?
"Sì, la frenata della Borsa aggrava lo squilibrio. Non c'è rispondenza fra il mercato e i fondamentali. Non mi sento di dare cifre ma sicuramente si starà molto al di sotto del 7% di crescita programmato. Lo dicono indicatori come l'andamento negativo dell'export, delle immatricolazioni di auto, dei consumi di energia, della produzione industriale. Sono sicuro che i ribassi non sono finiti, e che si scenderà sui livelli dell'anno scorso (l'incremento era stato del 140% e ora ha perso il 35, ndr) se non più in basso".

Ma cosa si è rotto nel motore cinese, per stare al paragone che faceva all'inizio?
"Le liberalizzazioni, la cui attesa tra l'altro ha contribuito alla corsa alla Borsa, sono rimaste a metà. La carenza di domanda esterna amplia le scorte di invenduto. Infrastrutture costate miliardi sono inutilizzate. Il costo del lavoro rende l'economia meno competitiva. I consumi interni non decollano. Le basta? Il risultato è la volatilità, cui si aggiunge la guerra delle valute innescata da Pechino che danneggia anche gli "altri" emergenti".

Il contagio sarà globale?
"Wall Street ha recuperato in serata e le Borse europee sono state penalizzate dall'apertura di New York. Non escludo un rimbalzo. Certo, l'Europa ha i suoi problemi. In America i fondamentali dell'economia invece sono sani, la produzione e l'occupazione marciano su livelli accettabili, l'energia a basso costo ha determinato una nuova rivoluzione industriale. Non credo che basterà lo scrollone cinese, pur violento, per abbattere tutto questo".

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