L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 agosto 2015

Abbiamo crescita: aumento dei salari per far aumentare i consumi e/o respingere l'austerità cioè l'Euro e/o aumentare gli investimenti

FINE O RINASCIMENTO DELL’ITALIA? (di Nino Galloni)

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Com’era prevedibile l’occupazione non va: -40000 posti su base annua, -22000 rispetto al mese precedente, disoccupazione in aumento.

Per far crescere l’occupazione ci vorrebbero tre cose: un aumento dei consumi trainato dai salari, un aumento dei consumi derivante da maggiore e migliore spesa pubblica, un aumento degli investimenti.

Per la prima cosa, si dovrebbero prima recuperare 35 anni di madornale errori della classe dirigente, della Confindustria e dei sindacati. 

Per la seconda, prendere questa Europa, farne una polpettina, buttarla nello sciacquone e tirare la catena.

Per la terza, finché i privati non si decidono perché ancora non c’è la ripresa, cominciare ad utilizzare tutte quelle tecnologie che permettono miglioramenti. Ad esempio, i rifiuti servono per produrre energia a costo negativo, non per bruciare gli aeroporti. Siamo arrivati al punto di augurarci che gli incendi siano dolosi, nel caso contrario, perché l’immondizia viene abbandonata lì invece di venir processata adeguatamente? E poi cosa si propone di trasferire l’Alitalia a Venezia? Non è bastato l’errore della Malpensa?

Ha capito questa gente che dovrebbe far crescere l’occupazione dov’è l’Italia e dov’è Roma, in mezzo al Mediterraneo tra nord e sud? O credono che stia tra il Belgio e l’Olanda?
Nino Galloni

http://scenarieconomici.it/fine-o-rinascimento-dellitalia-di-nino-galloni/

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