L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 agosto 2015

le consulenze non sono mai a titolo gratuito, i corrispettivi: favori, protezioni, entrature


Ainis: lavorare gratis fa guadagnare privilegi



22 agosto 2015
Se Pitigrilli sosteneva che lavorare gratis porta jella, Ignazio Silone su Fontamara osservava che “se è gratis c’è l’inganno”. E in quest’Italia degli inganni, dei furbi e dei furbetti, potevano mancare le consulenze gratis, le cariche istituzionali


MICHELE AINIS
MICHELE AINIS


a titolo gratuito? I trucchetti dei lavori senza compenso (apparente) li spiega oggi Michele Ainis sul Corriere della sera che invitiamo i nostri lettori a andare a leggere integralmente nell’edizione di carta o in quella online.

Ainis domanda ai lettori: voi ci andreste a lavorare gratis? Nessuna persona comune risponderebbe di sì, ma su Google ben 606mila sono le offerte di consulenze gratis. Siccome “accà nisciuno è fesso”, chi si offre di lavorare gratis intende guadagnare in altra maniera. Per esempio, ma è l’esempio più onesto, lavoro gratis ma con rimborso spese. Oppure con altri vantaggi, per esempio quello dei futuri senatori che, forse, non avranno stipendio ma una forma di immunità parlamentare non gliela toglierà nessuno.

Ainis fa un parziale elenco dei lavoratori a titolo gratuito: “L’anno scorso Renzi ha designato 7 consiglieri economici, tutti rigorosamente a titolo gratuito. Quest’anno lo ha imitato, per esempio, il governatore dell’Abruzzo (6 incarichi di collaborazione). Dal gennaio 2015 il Comune di Genova ha elargito 11 consulenze, e 5 sono gratis. Gli stessi numeri (6 su 14) s’incontrano al ministero del Lavoro, o meglio del Dopolavoro. In agosto il sindaco di Positano ne ha firmate 11, inclusa una consulenza per i rapporti con l’Azerbaigian; ovviamente a costo zero. A Castellammare di Stabia il sindaco ha nominato consulente di fiducia suo cognato, senza spese né per la famiglia, né per l’amministrazione. I comuni siciliani, poi, hanno più consulenti a titolo gratuito che impiegati. Così, a Monreale lo psicologo Terzo è al suo terzo incarico. A Piazza Armerina divampa la polemica: pare che fosse vuoto il curriculum degli incaricati, oltre che il loro portafoglio. Mentre non si contano i casi in cui l’ex assessore si trasforma in consulente: senza busta paga, però conservando la sua stanza. È successo, per esempio, a Castelvetrano; ma anche Crocetta ha nominato consulente non retribuito un suo precedente assessore”.

Come verranno ricompensati tutti questi consulenti a titolo gratuito? Questa la risposta di Ainis: “Con favori, protezioni, «entrature». Insomma col biglietto d’ingresso in un circuito dove non conta il merito, bensì le conoscenze. Per i più giovani, non è proprio un bell’esempio. Specie se a loro volta dovranno faticare gratis in uno studio d’avvocato o d’architetto. Sennonché la retribuzione del lavoro è la misura della sua utilità sociale; non a caso viene prescritta dalla Costituzione (art. 36). A meno che non si tratti di un’attività politica, ma allora scatta il diritto all’indennità (art. 69). Dunque questa moda dell’incarico gratuito si risolve nella svalutazione del lavoro, su cui si fonda la Repubblica (art. 1). Sicché, una volta di più, la nostra Carta viene elusa. Con una massima recitata sottovoce: ti pago sottobanco”.

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