L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2015

Comunione e Liberazione, questa Consorteria entra ufficialmente nel corrotto Pd

Marco Carrai, il braccio destro di Renzi che dialoga con Cl. La cena con Maggioni e il gotha ciellino

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MARCO CARRAI


Metti una sera a cena il braccio destro di Matteo Renzi, Marco Carrai, la neopresidente della Rai Monica Maggioni e il gotha di Comunione e liberazione, a partire dal leader spirituale don Julian Carron. Una grande tavolata quadrata, tovaglie bianchissime, al ristorante Malatesta, nel cuore della Fiera di Rimini. La grande stanza è riservata. Maggioni e Carrai arrivano insieme, gli altri commensali sono già seduti. Con loro Francesca, la giovane moglie di Carrai, che per tutto il pomeriggio ha accompagnato la presidente Rai in giro per gli stand. La fotografia parla da sola, e racconta di nuovi equilibri di potere, di vecchie e nuove amicizie, di nuovi progetti.
Certamente, dai tempi di Renzi l’outsider, il Rottamatore, si coglie la novità. Sulla tv pubblica e nei rapporti con la potente Fraternità di Cl, finora snobbata dal premier, ma improvvisamente tornata al centro. E alla ricerca, disperata, di nuovi referenti politici di peso, dopo il naufragio dei vari Lupi e Formigoni. Il tutto, a poche ore dall’arrivo a Rimini di Renzi, che ha tutta l’intenzione di concedersi un nuovo bagno di folla, dopo quello all’Expo con Angela Merkel.
La presidente Rai, dopo il dibattito con don Carron, si siede in prima fila all’incontro organizzato da Carrai sui limiti etici della tecnologia e non si perde un intervento. Poi lo aspetta sotto il palco, un saluto, poi scendono insieme le scale, lui le mostra alcuni sms sul cellulare, clima di grande confidenza. Poi arrivano insieme al ristorante, dove li attende il gotha di Cl.
Carrai è arrivato poche ore prima del premier, nei panni ufficiosi di ambasciatore, vista la sua più che decennale sintonia con il movimento. Un feeling che, dopo il rumoroso forfait dell’anno scorso (quando il premier snobbò Cl e passo due giorni con gli scout a San Rossore) quest’anno fa molta gola a Renzi. In controluce, si intravedono tasselli di un nuovo equilibrio di potere, che passa appunto per una nuova attenzione a mondi potenti e finora trascurati – forse per il senso di potenza dopo il 40% alle europee - ma anche per la nuova governance della tv pubblica. Non è un mistero che tra i renziani del gir stretto covi una crescente insofferenza per come le tv parlano del governo. In particolare i talk show. “Sono tutti contro di noi”, è uno degli sfoghi più frequenti. Dunque serve una svolta. Il prima possibile.
Definire Carrai una “star” del Meeting sarebbe un paradosso, vista la sua proverbiale riservatezza. E tuttavia la sua è una presenza di peso. Per lui un panel ad hoc, costruito chiamando a raccolta un gruppo di amici esperti di tecnologie. In pratica, un dibattito su misura con docenti e manager, dall’ad di Wind Maximo Ibarra ai professori Roberto Cingolani e Mario Rasetti. Quasi due ore sui limiti etici della scienza e delle tecnologie, con Carrai che ha squadernato le sue conoscenze informatiche infarcendole di citazioni, dall’enciclica “Laudato si” di Papa Francesco a Julian Carron, citato a più riprese.
Un rapporto antico quello tra Comunione e liberazione e l’ambasciatore di Renzi nel mondo della finanza. Quando, nel 2004, Carrai fu eletto consigliere comunale a Firenze, molte preferenze arrivarono proprio dall’universo ciellino e dalla Compagnia delle opere, e del resto due suoi cugini sono stati al vertice in Toscana della Cdo e del Banco alimentare. Fund raiser (per Renzi) e cattolico praticante, Carrai votò contro la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro (insieme a Dario Nardella), quando fu proposta nel 2009 dall’allora sindaco Domenici.
Un curriculum fatto di sacre letture e di business, che sembra perfetto per catturare le simpatie cielline. Trasversale per definizione, Carrai mosse i primi passi in politica con Forza Italia, per poi passare ai popolari, dove incontrò Matteo. Da allora, era la metà degli anni Novanta, i due sono inseparabili. “Perché Renzi al meeting? Non so, chiedete a lui, io mi occupo di tecnologie”, risponde ad Huffpost Carrai. Che, sul palco e sotto, si muove agilmente, stringe mani, riceve biglietti da visita, presentazioni da parte di esponenti Pd locali, richieste consone a un consigliere del Principe. “Parola di boy scout”, risponde a un signore che gli chiede insistentemente di richiamarlo. Arriva al meeting con l’etichetta di presidente della Cambridge Management Consulting Labs, una delle tante iniziative imprenditoriali in cui è coinvolto, oltre alla presidenza dell’aeroporto di Firenze. Società fondata nel 2012, la CMC Labs, negli ultimi due anni ha avuto un’impennata del fatturato.
Carrai, soprannominato “Marchino” nel “giglio magico”, per il leader Pd, è l’uomo dei rapporti con la finanza e con i think tank stranieri, dai repubblicani Usa a Blair a Israele. Da Oscar Farinetti a Davide Serra. Ma anche dei rapporti con mondi cattolici, come Cl e Opus Dei, che Renzi in una prima fase aveva snobbato. Ora non più. E la cena di Rimini lo conferma.

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