L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 agosto 2015

el Sisi vincerà facilmente a fine anno l'elezioni

Egitto: analista, Fratelli musulmani fuori dalle urne

Iiss, alle elezioni neanche i tycoons sono un pericolo per Sisi

02 luglio, 14:51
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(di Rodolfo Calò) (ANSAmed) - IL CAIRO, 2 LUG - 
Nè candidati più o meno occulti dei Fratelli musulmani messi al bando, nè politici legati ai "tycoons", rappresentano un serio pericolo per il presidente egiziano Abdel Fattah El Sisi nelle urne delle elezioni parlamentari egiziane il cui svolgimento attualmente è prevedibile solo per la fine dell'anno. E' quanto emerge da un'analisi fatta per l'ANSA dall'"Istituto Internazionale per gli studi strategici" (Iiss), uno fra i maggiori think tank mondiali. "Oggi la maggior parte dei partiti sono considerati attori deboli e non particolarmente significativi. Inoltre, molti sono afflitti da dispute interne", afferma un'analista dell'istituto basato a Londra. In lizza ci sono "partiti e figure politiche affiliate all'ex presidente Hosni Mubarak e al suo Partito democratico nazionale (Ndp), partiti islamisti (esclusa la Fratellanza, ma incluso il partito Salafi al-Nour, che ha sostenuto Sisi) e alcuni gruppi 'liberali' pro-Sisi come un'alleanza di partiti chiamata 'Per l'amore dell'Egitto', il Partito dei liberi egiziani, il Wafd e altri", ricorda l'analista Hebatalla Taha: "'liberali' e salafiti hanno espresso il desiderio di bloccare la possibile ascesa di partiti pro-Mubarak, chiamati spregiativamente 'feloul', ossia "rimasugli', e la Fratellanza musulmana", ha sostenuto l'analista del think tank specializzato nell'analisi dei conflitti politico-militari.

Circa il "peso" elettorale della Fratellanza musulmana, al bando dopo la deposizione del loro presidente Mohamed Morsi, l'analista dell'Iiss prevede che "la stragrande maggioranza dei Fratelli musulmani boicotterà le elezioni", ma, viste "le restrizioni del governo a qualsiasi forma di mobilitazione legata all'organizzazione" è "improbabile" che si candidino "anche figure della Confraternita interessate a partecipare" da "indipendenti". "Anche Abdel Monieum Aboul Fotouh, un'ex-esponente della Fratellanza il quale al momento è considerato un centrista, ha detto che il suo partito 'Misr al-Qawiya', boicotterà le elezioni", ha segnalato Taha.

Sul fronte dei grandi imprenditori, i cosiddetti "tycoons", l'analista specializzata in Medio oriente ricorda che "l'esempio più ovvio è quello di Naguib Sawiris, del Partito dei liberi egiziani, che è anche proprietario del canale filo-governativo 'ONTV'. Lui è ampiamente pro-Sisi, sebbene il suo partito usi temi 'rivoluzionari' nei suoi discorsi e sia fortemente contro l'Ndp di Mubarak". Fuori gioco, ad avviso di Taha, è invece "il controverso Ahmad Ezz, affiliato a Mubarak e ancora sottoposto a un nuovo processo per corruzione": la sua candidatura è stata respinta dalla Suprema corte elettorale. "Tycoons legati alla Fratellanza musulmana hanno subito gravi repressione e molti di loro hanno subito sequestri di beni", rileva Taha.

Alla domanda se quindi i magnati egiziani rappresentino un pericolo per il potere di Sisi, la risposta di Taha è che "in generale, la maggioranza dei tycoons lo hanno sostenuto, specialmente perché ha seguito un'agenda 'business-friendly'".

Però, ha aggiunto l'analista Iiss, "la figura che il governo di recente è giunto a vedere come una minaccia è l'ex-candidato presidenziale Ahmad Shafiq". Sebbene viva "in esilio" ad Abu Dhabi, è capo del Partito del movimento patriottico egiziano e "sembra avere un qualche sostegno": l'esecutivo però gli ha detto "di non tornare in Egitto e di non cercare un ruolo politico", sostiene l'analista dell'Iiss. "Shafiq ha risposto denunciando il governo in un'intervista-tv che è stata oscurata ", riferisce l'analista.(ANSAmed).

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/analysis/2015/07/02/egitto-analista-fratelli-musulmani-fuori-dalle-urne_a6a65ebb-89c8-44f5-a9c9-f1139746f7f9.html

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