L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 agosto 2015

Fratelli Musulmani, capirli e studiarli dove comandano come a Tripoli


Amnesty International ha lanciato un appello al ministro della Giustizia e al procuratore generale del governo di Tripoli e al ministro della Giustizia del governo riconosciuto dalla comunità internazionale affinché si attivino, ognuno nelle sue possibilità, per annullare le nove condanne a morte emesse il 28 luglio e per celebrare un nuovo processo nel rispetto del diritto internazionale.

I nove condannati a morte sono tra i principali “simboli del passato regime” (così è stato denominato il processo): il figlio dell’ex leader libico, Saif al-Islam Gheddafi, l’ex capo dell’intelligence militare Abdallah al-Senoussi, l’ex primi ministro al-Baghdadi al-Mahmoudi, l’ex capo delle guardie rivoluzionarie Mansour Daw, l’ex capo della sicurezza esterna Abu Zeid Dorda, l’ex capo della sicurezza interna per la capitale Milad Salman Daman,  il brigadier generale Mondher Mukhtar al-Gheneimi, l’ex colonnello dell’intelligence militare Abdel Hamid Ammar Awheida Amer e l’ex dirigente della facoltà di Legge dell’università di Tripoli Awaidat Ghandur Abu Sufa.

Nello stesso processo, altri 23 imputati sono stati condannati a pene da cinque anni all’ergastolo, quattro assolti e uno ricoverato per infermità mentale.

L’esito del processo nei confronti di Saif al-Islam Gheddafi e degli altri otto imputati era prevedibile. Vinta la prova di forza col Tribunale penale internazionale, che aveva spiccato mandati di cattura per il figlio dell’ex leader e per Senoussi, le autorità di Tripoli hanno dato vita alla parodia di un processo.

Saif al-Islam Gheddafi è stato giudicato praticamente in contumacia, detenuto in isolamento da una milizia di Zintan senza accesso a un avvocato. Ha preso inizialmente parte al processo tramite un collegamento video di scarsa qualità, poi quando le milizie di Zintan sono state cacciate da Tripoli il collegamento non è stato più ripristinato.

Gli avvocati di alcuni altri imputati sono stati costretti ad abbandonare l’incarico a seguito di ripetute minacce.

La Corte suprema ha 30 giorni di tempo per esprimersi sulla sentenza del 28 luglio. A fine agosto, dunque sapremo se in Libia un’idea di stato di diritto sarà prevalsa sulla rappresaglia sotto forma di giustizia.

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2015/08/07/libia-lappello-contro-le-condanne-a-morte-del-figlio-di-gheddafi-e-di-altri-otto-prigionieri/

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