L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 agosto 2015

Hiroshima, Nagasaki crimini di guerra, nessuno ha il coraggio di accusare gli Stati Uniti di atti inumani

Hiroshima, Massimo Fini: "Usa, morale insopportabile. Oggi Israele punta missili nucleari sull'Iran?"
06 agosto 2015, Adriano Scianca
 
 
“Gli Usa hanno fatto 80mila morti solo per fare una 'comunicazione' alla Russia”. Così Massimo Fini commenta il 70esimo anniversario dello sganciamento della prima bomba atomica su Hiroshima.”Quello che mi disturba degli Stati Uniti – spiega lo scrittore a IntelligoNews – non è la loro politica di potenza, ma che pretendono di farla in nome della morale universale”. 

Fini, cosa le viene in mente se pronuncio il nome “Hiroshima”? 

«Intanto pochi sanno che le bombe su Hiroshima e Nagasaki non furono sganciate in contemporanea. Nagasaki fu tre giorni più tardi. Gli americani, quindi, sapevano bene cosa volesse dire sganciare una bomba atomica su una città. Eppure lo rifecero lo stesso». 

Quale fu secondo lei il vero motivo di questa azione militare? 

«Volevano far sapere alla Russia che avevano la bomba atomica. Ottantamila persone sono morte per questo: per una “comunicazione”». 

Hiroshima resta un crimine di guerra non sanzionato da nessuna Norimberga... 

«Logico che non ci sia stata alcuna Norimberga, gli americani hanno vinto la guerra. Ma vorrei dire che io sono contrario allo spirito di Norimberga. In quel processo, per la prima volta, i vincitori non si accontentarono di aver vinto i nemici, li dovettero anche giudicare moralmente. I vincitori non erano solo i più forti, ma anche i migliori. È una logica che si ripete, oggi c'è un Tribunale dell'Aja che può giudicare tutti tranne gli Usa...». 

Insomma, è l'introduzione della morale nei rapporti internazionali... 

«Vede, quello che mi disturba degli Stati Uniti non è la loro politica di potenza. Tutte le potenze, ovviamente, la fanno. Quello che mi disturba è che pretendono di farla in nome della morale universale». 

Oggi le vicende del nucleare e della egemonia americana si intrecciano di nuovo nell'attualità: pensiamo solo al caso del nucleare iraniano. Siamo alle solite? 

«Intanto ricordiamo che l'Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare. Le polemiche sulla possibilità che si doti di una bomba atomica sono quindi del tutto pretestuose. Del resto Israele ha la bomba atomica e tiene i suoi missili puntati su Teheran o no? E non subisce nessuna ritorsione. L'Iran, invece, non può avercela. In ogni caso il nucleare civile è un diritto assoluto e non possono negarglielo. Ora, poi, che gli Usa hanno bisogno di Teheran per fermare l'Isis...».
 

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