L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2015

i Fratelli Musulmani ha avuto anni e anni per annidarsi nelle istituzioni europee ed internazzionali, mai sottovalutarli

L'ombra dell'islamismo su Amnesty International

In una inchiesta del Times di Londra l'ombra dell'islamismo sulla nota Ong. I suoi dirigenti sarebbero legati a doppio filo con Hamas e i Fratelli Mussulmani


"Amnesty International - si legge sul sito - è una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale".


Una fiammella su sfondo giallo capace di conquistare nel 1977 il Premio Nobel per la pace. Eppure, sulle attvitità di denuncia delle torture e delle guerre, sta calando l'ombra dei legami con il terrorismo islamista.
In una corposa inchiesta, infatti, il Times di Londra ha scoperchiato il pentolone delle appartenenze multiple dei dirigenti della famosa Ong. "Amnesty director's links to global network of Islamists", i legami della direttrice di Amnesty con la rete globale islamista: è questo il titolo dell'articolo che accusa Yasmin Hussein, la direttore di "Fight and Human Rights" di Amnesty International, di avere contatti con Hamas e i Fratelli Mussulmani.
Amnesty conta circa 2 milioni di soci e 5 milioni di attivisti. Tra loro anche Wael Musabbeh, il marito di Hussein, membro della Union of Good, una Ong di stampo islamista che Israele ha prontamente bandito e che - a quanto pare - può vantare finanziamenti al terrorismo e oscuri legami con al Qaida. E non è tutto. Secondo quanto scrive il quotidiano londinese, infatti, Wael Musabbeh dirigerebbe anche il Claremont Community Trust, una organizzazione britannica dei Fratelli mussulmani.
Ora, la Fratellanza è compresa tra le organizzazioni terroristiche in Bahrain, Egitto, Russia, Siria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Tagikistan e Uzbekistan. È per questo che i legami della Hussein e del marito con la fratellanza ha sollevato lo scandalo in Gran Bretagna. La Hussein, infatti, quando viveva al Cairo ed era già una dirigente di rilievo di Amnesty, abitava a casa di Adly al Qazzaz, un consigliere egiziano proprio di quesi Fratelli Musulmani che la presa del potere da parte di Al Sisi ha messo da parte con il rovesciamento del governo di Morsi. La figlia di Adly al Qazzaz, inoltre, è la portavoce dei Fratelli musulmani nel Regno Unito e il figlio è stato il consigliere del deposto presidente Mohamed Morsi.
Non è un caso quindi che ad un anno dal colpo di Stato militare guidato da Al Sisi, Amnesty International abbia emesso un documento che ne denunciava il "catastrofico declino del rispetto dei diritti umani". "Arresti arbitrari in massa, detenzioni illegali, orribili episodi di tortura e decessi in custodia di polizia - si leggeva nella nota del 3 luglio 2014 - hanno caratterizzato il primo anno dalla deposizione di Mohamed Morsi e causato un profondo deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto".
Oggi, alla luce della recente inchiesta del Times, questo attacco al governo di Al Sisi si tinge di nuovo. Adly al Qazzaz e i suoi figli, infatti, sono stati arrestati dopo il rovesciamento di Morsi.
Dubbi sulla "politica di non schieramento con qualsiasi governo o partito politico" erano sorti anche a marzo, quando Amnesty International fu costretta a tagliare i ponti con Cage, una lobby britannica islamista che combatte per le "vittime della guerra al terrore" e che tra le altre cose aveva definito Jihadi John un "bravo ragazzo".

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/i-legami-amnesty-international-jihadismo-internazionale-1163152.html 

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