L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2015

I Fratelli Musulmani, un'organizzazione islamista ed estremista, fino al 2005 ed oltre hanno avuto il sostegno degli Stati Uniti e Gran Bretagna

Guerra al terrore
L’Iran contro il radicalismo wahhabita

Teheran sta guidando la resistenza al fondamentalismo 



Molti Paesi pensano che siano Washington e i suoi alleati nel Medio Oriente – l’Arabia Saudita in primis – a condurre la guerra nella regione per combattere l’ascesa del radicalismo wahhabi, ma in realtà dovrebbero rivolgere il loro sguardo più a est, perché è stato l’Iran ad avere eretto una barriera e a porsi come baluardo contro il dilagare di questa piaga.

La politica e le accuse contro i musulmani e i cosiddetti Paesi musulmani “nemici” da parte degli Stati Uniti hanno anzi contribuito all’ascesa e alla diffusione dell’ISIL, con il sostegno dell’Arabia Saudita.

Questo gioco delle potenze occidentali e dei regimi fantoccio dura da decenni se non da secoli, ovvero da quando, al giro di boa del XVIII secolo, i primi semi della devianza religiosa iniziarono ad attecchire nel deserto dell’Arabia per piegare l’Impero Ottomano e distruggere le fondamenta pluraliste dell’Islam.

Fino agli anni sessanta il wahhabismo è rimasto confinato alla penisola arabica, finché la monarchia Saudita non ha deciso di ospitare i membri radicali dei Fratelli Musulmani che stavano fuggendo dall’Egitto a causa delle persecuzioni di Nasser. Secondo l’ambasciatore statunitense Curtin Winsor, «C’è stata una sorta di reciproca influenza tra l’arcaica ma isolata fede wahhabita dei leader religiosi sauditi e gli insegnamenti salafiti jihadisti di Sayyid Qutb, il quale ha condannato i dirigenti sauditi laici e i non credenti, legittimando invece il concetto di guerra santa (jihad). È stata la sintesi tra il conservatorismo sociale e culturale wahabita e il radicalismo politico qutbista a produrre il wahhabismo politico militante che ha poi dato vita ad al-Qaeda».

I legami tra le potenze occidentali e il terrorismo come strategia di destabilizzazione del mondo pan-arabo sono stati documentati da numerosi ricercatori e professionisti. Nel corso della sua attività, il noto giornalista Robert Dreyfuss ha tracciato le tappe della lunga relazione segreta degli Stati Uniti della Gran Bretagna con i Fratelli Musulmani – solo di recente dichiarati fuorilegge – e i cosiddetti gruppi islamici, finalizzata a combattere i tentativi del nazionalismo laico e dei gruppi arabi di sinistra di ostacolare gli interessi britannici e occidentali nel Medio Oriente.

Sia Dreyfuss sia Ian Johnson del ‘Wall Street Journal’ hanno dimostrato come Said Ramadan, il leader dei Fratelli Musulmani negli anni cinquanta, abbia avuto legami con i servizi segreti occidentali e abbia avuto il sostegno della CIA. Documenti di Wikileaks risalenti al 2005 dimostrano inoltre che il sostegno ai gruppi di opposizione in Siria, compresi i Fratelli Musulmani, ha avuto inizio sotto il governo Bush.

Nessun’altra potenza nella regione, invece, si è invece dimostrata più determinata dell’Iran nel reagire al terrorismo, al punto che Tehran si è già impegnata a fornire all’Iraq uomini e armi, offrendo a Baghdad un supporto incondizionato nel momento di maggior bisogno. Senza l’intervento iraniano e senza la forza militare iraniana , è probabile che la capitale irachena e molte province del Paese sarebbero già cadute sotto il dominio dell’ISIL.

Hossein Amir-Abdollahian, il delegato del Ministero degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani, lo scorso luglio ha affermato che lo scopo principale delle forze estremiste in Medio Oriente è quello di appropriarsi del benessere dei Paesi musulmani e distruggere il fronte di resistenza di Israele. Ha inoltre insistito sul fatto che il terrorismo in Medio Oriente non esisterebbe se i Paesi musulmani della regione fossero uniti.

In realtà questa guerra contro il terrorismo è una guerra d’indipendenza: indipendenza dal neo-imperialismo e indipendenza dall’estremismo religioso.

Così come il mondo pan-arabo sta affrontando i massacri messi in atto dall’ISIL, l’Iran sta guidando il vero asse della resistenza – dal Libano allo Yemen al Bahrain si sono levate molte voci di denuncia del wahhabismo – invitando i Paesi e le comunità ad unirsi. 

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