L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 agosto 2015

La democrazia è disfatta e i corpi intermedi sono morti e i volontari del Meeting si fanno prendere in giro

Inizio modulo
Sapelli: "corpi intermedi" possono ancora salvarsi
Pubblicazione: lunedì 24 agosto 2015

Giulio Sapelli

Al Meeting quest'anno si è affrontato spesso il tema dei corpi intermedi. Si è discusso anche della loro prospettiva e di sindacato. Ne abbiamo parlato con Giulio Sapelli, Docente di Storia economica all'Università degli Studi di Milano.

Qual è rispetto al momento storico che stiamo vivendo il ruolo dei corpi intermedi?
Il tema dei corpi intermedi oggi è in effetti centrale come il Meeting ha colto molto bene e non solo e non tanto per la questione della gestione del conflitto, ma soprattutto per il problema dell'ordine sociale. Molti in Europa, basta pensare alla Thatcher, hanno ritenuto che non c'è società civile che si articola nei corpi intermedi. Da un lato c'è lo Stato e dall'altro ci sono gli individui, come se l'ordine sociale potesse essere mantenuto da un leader dello Stato nel rapporto diretto con gli individui, come peraltro descritto bene già da Hobbes nel Leviatano. Ma questa fantomatica situazione non esiste in nessuna parte della terra! L'ordine sociale nella democrazia presuppone l'esistenza dei corpi intermedi, altrimenti è la giungla o la dittatura.

Quindi sono soggetti indispensabili per il nostro sistema di convivenza?
In Europa ci siamo cullati nell'idea di Henry Sumner Maine del passaggio da rapporti di status, basati su dipendenze da uomo a uomo "statiche", prestabilite dall'ordine sociale, a rapporti stabiliti per contratto, limitati nel tempo: una concezione di società semplicemente come sommatoria di individui. L'evoluzione della società e degli ordinamenti condurrebbero dunque "dallo status al contratto". Ma come ci ricorda Toennies, la comunità emerge sempre nella società nell'esigenza di rapporti personali, solidaristici, che mettono insieme le persone per loro libera e responsabile iniziativa. Il problema dello Stato è che ha bisogno dei corpi intermedi, perché sono le espressioni solidaristiche, mutualistiche a partire dalla famiglia che fondano la società e l'ordine sociale. E allora si capisce perché come ci ha ricordato papa Ratzinger questa crisi prima che economica è morale: perché rischia di non esserci più la comunità!

Qual è il problema principale dei corpi intermedi in Italia?
Un aspetto importante riguarda la crisi di rappresentanza nei corpi intermedi spesso in difficoltà su tre fronti: ricambio in generale, avere rappresentanti all'altezza delle sfide odierne; rappresentare al meglio le istanze dei propri soci e assumere nel contempo interessi generali. 

E qual è il ruolo dei Sindacati, vista anche l'endemica difficoltà dei partiti?

Oggettivamente i partiti sono in disfacimento e questo è un grave problema per la democrazia. Le prospettive del Sindacato sono centrali perché rimangono quali realtà intermedie che sono chiamate a difendere i deboli e in particolare i più deboli: anche qui la questione della qualità dei rappresentanti è centrale. Ma oggi i deboli vanno oltre le categorie sempre difese dai sindacati che sono oggi chiamati a cambiare. Per esempio, io proporrei di trasformare i sindacati dei pensionati in sindacati dei disoccupati, di chi ha perso il lavoro, dei nostri anziani. 

E guardando oltre i Sindacati?
Grazie al cielo in un mondo che predica il primato del profitto economico su tutto abbiamo in Italia molti esempi da guardare a partire proprio dal Meeting che è un riferimento esemplare, virtuoso di corpi intermedi che vivono sul volontariato o comunque non sul profitto, sullo spirito di servizio, per la comunità. 

(Walter Viola)

Nessun commento:

Posta un commento