L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 24 agosto 2015

Concordiamo, la famiglia è. Lo stare insieme in maniera diversa deve avere regole in maniera diversa



Cardinale Angelo Bagnasco al Corriere della Sera: "Famiglia è papà, mamma e bambini. Scorretto dare stessi diritti ad altro"

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BAGNASCO

"La Chiesa non è contro nessuno. Crede nella famiglia quale base della società, presidio dell'umano e garanzia per vivere insieme; la famiglia come è riconosciuta dalla nostra Costituzione e come corrisponde all'esperienza universale dei singoli e dei popoli: papà, mamma, bambini, con diritti e doveri che conseguono il patto matrimoniale. Applicare gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione è voler trattare allo stesso modo realtà diverse: è un criterio scorretto anche logicamente e, quindi, un'omologazione impropria. I diritti individuali dei singoli conviventi, del resto, sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale". Ad affermarlo è il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in un'intervista al Corriere della Sera, rispondendo a una domanda sulle unioni civili.


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Il numero uno dei vescovi affronta poi le polemiche sui rapporti Cei-politica e sull'immigrazione. "Le polemiche non fanno mai bene a nessuno: esasperano gli animi e deformano la realtà. Mettere in evidenza alcuni aspetti problematici o critici non significa negare la complessità che è propria della vita, sia personale che sociale", afferma Bagnasco. "Le comunità cristiane non vivono fuori dal mondo, ma respirano come tutti l'aria del tempo, di quella 'dittatura del pensiero unico' denunciata da papa Francesco. Formare le coscienze alla verità e alla bellezza del Vangelo rimane la missione a cui siamo chiamati. Le coordinate - aggiunge - rimangono il pieno rispetto della libertà religiosa e di quella laicità che, nell'esperienza italiana, salvaguardia e valorizza il fenomeno religioso in tutte le sue dimensioni".
Su monsignor Galantino, rivela che, in occasione del Convegno su De Gasperi a cui ha preferito non andare, "mi ha telefonato da Trento per condividere la sua meditata intenzione di inviare il testo della relazione. Gli ho espresso il mio pieno accordo e il mio apprezzamento per tale scelta", racconta il cardinale.
Nessuna divisione, spiega Bagnasco, fra vecchia e nuova guardia della Cei: "Sono schemi che rispondono a categorie più sociologiche che ecclesiali", sottolinea il cardinale, spiegando che "ai vescovi italiani non appartengono certe contrapposizioni che si leggono".
In tema di immigrazione, "ho fatto riferimento all'Onu perché il fenomeno con cui siamo chiamati a confrontarci è mondiale: è come se il Sud del Pianeta, costretto da circostanze ormai insopportabili, vedesse l'Occidente come l'unica sponda rimasta", osserva Bagnasco. "La tragedia di gente che muore dentro a una stiva, in una valigia, cacciata in mare è talmente grave e complessa che non può essere risolta né da un singolo Paese e neppure dall'Europa che, comunque, deve fare molto di più. Nel contempo, è urgente da una parte aiutare i Paesi di provenienza e, dall'altra, perseguire con rigore scafisti e altri oscuri decisori che speculano sulla pelle dei disperati".



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