L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 agosto 2015

la procura di Firenze non indaga se l'interessato è potente e si chiama Matteo Renzi

Renzi – Adinolfi, la Procura indaga per omissione di atti d’ufficio

di 28.08.2015 
 
Matteo Renzi
Matteo Renzi REUTERS/Yves Herman

Un esposto, un fascicolo aperto dalla Procura di Firenze a carico di ignoti, un reato ipotizzato: omissione di atti d’ufficio. La vicenda delle intercettazioni Renzi – Adinolfi, svelate dall’inchiesta CPL Concordia e pubblicate dal Fatto Quotidiano, prende una piega giudiziaria. Lo riporta oggi lo stesso quotidiano diretto da Marco Travaglio.
Tutto nasce dall’ormai famigerata intercettazione del gennaio 2014 tra Matteo Renzi, all’epoca neo segretario PD in procinto di defenestrare Enrico Letta, e Michele Adinolfi, Comandante in seconda della Guardia di Finanza. Conversazione in cui il futuro premier delinea le strategie politiche per prendere il posto di Letta (“un incapace”) dirottandolo magari verso la Presidenza della Repubblica (“sarebbe perfetto”).
Ma il problema secondo Renzi è Napolitano (“vuole andare via nel 2015”) e Letta non aveva ancora l’età minima per salire al Colle.  Nell’intercettazione emerge la confidenza tra i due. Ad un certo punto Adinolfi, scherzando, lo apostrofa con uno “str****”.
Il secondo protagonista, che entra in gioco con l’esposto presentato dopo la pubblicazione delle intercettazioni da parte del FQ, è Alessandro Maiorano. Già dipendente comunale a Firenze, accusa da tempo Renzi di una serie di sprechi all’epoca in cui era presidente della Provincia fiorentina (qui l’articolo IBT del 2013).
Ha presentato una serie di esposti in merito, tra cui uno sui finanziamenti raccolti da Renzi nel corso degli anni tramite fondazioni e associazioni. Fu Maiorano a far emergere la vicenda della casa di Firenze pagata al futuro premier dall'imprenditore Marco Carrai (altra vicenda su cui la Procura ha aperto un fascicolo lo scorso anno). Per tutta risposta Renzi ha querelato Maiorano per diffamazione.
Nell’esposto sul legame Renzi – Adinolfi, Maiorano chiede “se amicizie e interconnessioni abbiano in qualche modo influito sul fatto che nessuna iniziativa risulti essere stata assunta nei confronti di Renzi”. In pratica Maiorano vuole accertamenti su un presunto scambio: l’archiviazione degli esposti a carico del premier (su interesse di Adinolfi, “fortemente intricato nei centri di potere”) in cambio della nomina a Comandante Generale della GDF (nomina che non è mai arrivata).

http://it.ibtimes.com/renzi-adinolfi-la-procura-indaga-omissione-di-atti-dufficio-1413936 

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