L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 agosto 2015

la Rai è di Renzi, NON paghiamo il canone

Ainis: Rai, come (non) garantirne l’indipendenza


agosto 01
2015
 
Rai - Viale Mazzini
Rai – Viale Mazzini

In Italia, chi ha un briciolo di potere si sente in obbligo di abusarne. Mussolini sul diritto di abusare del potere costruì un regime e la democrazia (si fa per dire) italiana volete che vi rinunci? Per questo motivo le riforme in direzione democratica in Italia non si fanno mai. Inutile illudersi che il governo, la maggioranza, i partiti rinuncino a usare la Rai come cosa loro invece che come cosa dei cittadini.
Tutto questo lo sa sicuramente anche Michele Ainis, che però si diverte sul Corriere della sera di oggi a elencare le incongruenze tra parole e azioni, tra proclami democratici e regole capestro nel voler riformare, sempre in peggio, la gestione d’un carrozzone che fa troppo comodo ai partiti così com’è.
Ieri, attacca Ainis nell’editoriale, “è andata in onda la prima fiction della nuova stagione: la riforma della Rai. Con uno sceneggiato, o forse con una sceneggiata, fate voi. Quella imbastita dalla minoranza della maggioranza, votando insieme alla maggioranza della minoranza sul finanziamento della tv di Stato. O anche quella del governo. Aveva detto: mai più vertici Rai eletti con la legge Gasparri, e infatti il 4 agosto i nuovi vertici verranno eletti applicando la Gasparri. Da chi? Dalla commissione parlamentare di Vigilanza, dove intanto i centristi chiedono un riequilibrio. Tradotto: più posti in Vigilanza per incassare posti nel prossimo cda”.
Potrebbe bastare questo per dimostrare la volontà dei partiti di garantire l’indipendenza della Rai, che – come ha osservato anni fa il filosofo foggiano Renzo Arbore – “non è la Bbc” come invece vorrebbero farci credere di volerla far diventare i falsi riformatori.
Ainis spiega poi, per chi lo avesse dimenticato, qual è “la legge sempiterna della televisione pubblica: si chiama lottizzazione, una lotteria dove ogni partito ha in tasca il biglietto vincente. Nel corso dei decenni è cambiato il nome dei partiti, ma resta sempre attuale la battuta confezionata ai tempi di mamma Dc. «In Rai hanno assunto cinque giornalisti: due democristiani, un socialista, un comunista e uno bravo». È cambiato, inoltre, il numero dei consiglieri d’amministrazione: prima 6, poi 16 con la riforma del 1975, poi 5 dal 1993, poi 9 dal 2004, ora diventeranno 7. Insomma, la politica continua a dare i numeri, ma alla Rai servirebbe invece una parola, una soltanto. L’indipendenza. È quest’attributo, infatti, che giustifica l’esistenza del servizio pubblico radiotelevisivo”.
Il resto dell’articolo andate a leggerlo sul Corriere di carta o su quello online. Ne vale la pena: Ainis fa capire come meglio non si può la trama della sceneggiata, che ha per scopo quello di far credere che la riforma punti all’indipendenza della Rai mentre cerca di soffocarne i rari palpiti.

1 commento:

  1. Davvero interessante! Vorrei chiedere a qualcuno se sa qualcosa di SES Astra. Secondo questo articolo ci sono 350 canali gratuiti, di cui 40 in HD e serve soltanto una parabola da 60 cm... E se hai già una parabola, basta un apparecchietto dual feed: http://www.dday.it/redazione/16988/astra-orizzonte-aperto-su-centinaia-di-canali-tv-gratuiti-via-satellite

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