L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 agosto 2015

Napolitano ignorante, la seconda rilettura per cambiare la Costituzione è stata prevista proprio per tornare eventualmente indietro

Napolitano: sulla riforma del Senato non si può tornare indietro

Roma, 6 ago. (askanews) - Sulla riforma del Senato "non si può tornare indietro". Lo ha scritto il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, in una lettera al Corriere della Sera.
Sottolineado che la "parola conclusiva" la diranno i senatori alla ripresa autunnale, secondo Napolitano, "un punto fermo è stato ormai posto. Ed è stato posto con la netta riaffermazione da parte della presidente Finocchiaro della scelta già compiuta in ambedue i rami del Parlamento e da cui non è pensabile si torni indietro. La scelta è quella della natura del nuovo Senato con cui si intende porre termine alla stortura storica del bicameralismo paritario, dando vita a un Senato che rappresenti le istituzioni territoriali".
Napolitano ha rivolto quindi "un forte appello a quanti continuano a esprimere orientamenti così rischiosi per le sorti di una già troppo tardiva riforma costituzionale di cui l'Italia, la democrazia repubblicana, il nostro Parlamento hanno profondo bisogno. Si è discusso a lungo e liberamente; la strada è aperta per l'adozione, da parte dell'assemblea del Senato, di modifiche e puntualizzazioni utili e non dirompenti rispetto a una costruzione di riforma come quella ormai già giunta a buon punto. Non si sovrappongano a un confronto che resti nei limiti di una doverosa responsabilità comune, contrapposizioni politiche distruttive e puri artifizi polemici. Questioni di indirizzo politico o di metodo nella gestione del governo e del suo rapporto con il Parlamento vanno poste (e adeguatamente motivate) in sedi appropriate e con proposte che non si traducano in fattori di paralisi di quell'impegno di riforma costituzionale che era apparso e auspico possa ancora tornare ad essere largamente riconosciuto e condiviso". 

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